In carcere per sfruttamento e violenza, ora è libero

L’uomo era stato arrestato con l'accusa di aver avviato alla prostituzione e poi aver abusato di una quattordicenne rumena . Per il Tribunale la giovane non sarebbe stata costretta ad avere rapporti sessuali

Anton Deda, l’albanese di 22 anni arrestato per sfruttamento della prostituzione e poi raggiunto in carcere da un’altra misura cautelare, questa volta per violenza sessuale ai danni di una minore, ora è in libertà.
Solo due giorni fa, lunedì 2 ottobre, la Squadra mobile di Varese annunciò la conclusione di un’operazione che ha visto l’arresto di tre persone – tra cui anche l’albanese ora in libero – per i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione di una ragazzina di 14 anni proveniente dalla Romania.
I motivi della scarcerazione sono due e connessi uno all’altro. Il ventiduenne era difatti in carcere per due reati. Il primo, quello di “favoreggiamento, induzione e sfruttamento della prostituzione” gli costò l’arresto, poi convalidato in carcere, nel giugno scorso, quando venne trovato in compagnia della giovane rumena, che secondo gli inquirenti veniva accompagnata dal Deda a Milano per prostituirsi. Nel frattempo la Procura della Repubblica di Varese continua le indagini da cui emerge non solo il giro di sfruttamento ai danni della ragazzina, ma anche la supposta violenza sessuale ai danni della quattordicenne, che costa al Deda un’altra ordinanza di custodia cautelare questa volta per “violenza sessuale ai danni di minore”. I difensori impugnano il provvedimento di fronte al Tribunale del riesame di Milano che accoglie l’istanza. Secondo il Tribunale milanese, infatti “l’indagato (Anton Deda ndr) non aveva esercitato alcuna violenza o minaccia nei confronti della ragazza per costringerla ad intrattenere un rapporto sessuale”, e “dalla narrazione della parte offesa si evince che questa aveva liberamente accettato di raggiungere l’Italia per ivi esercitarvi l’attività di prostituzione, determinatasi dalla suindicata scelta di vita dopo adeguata riflessione e meditazione”. Per queste motivazioni, discutibili quanto si vuole, ma pur sempre sul piano giuridico e con le procedure previste dalla legge, il Tribunale decide per l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare per il reato di “violenza sessuale ai danni di minore”.
E qui subentra un altro fatto, decisivo per far riacquistare la libertà al giovane: il carcere di Opera, dove l’albanese è rinchiuso, interpreta l’ordinanza del Tribunale del riesame di Milano come sufficiente a scarcerare il Deda, che in realtà deve rimanere in cella per la prima ordinanza di custodia cautelare che ancora grava sui di lui, quella, per intenderci, per sfruttamento della prostituzione, emessa dal Gip di Varese nel giugno scorso.
Un errore, ma che ha comunque spalancato le porte del carcere. Che succederà ora? Probabilmente l’albanese verrà raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare per sfruttamento, ma nel frattempo è molto probabile che abbia già fatto perdere le sue tracce.

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Pubblicato il 04 Ottobre 2006
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