Ue: aerei meno inquinanti, biglietti più cari
La proposta sarà depositata a Bruxelles dal ministro per l'Ambiente Dimas: dal 2011 un limite fisso per le emissioni in volo, in modo da rientrare nel protocollo di Kyoto
Voli low cost in pericolo, ma a guadagnarne sarebbe l’ambiente. Entro il 2011 le compagnie aeree che operano in Europa dovranno adeguarsi alle normative anti smog contenute nel trattato di Kyoto. La proposta sta per essere depositata a Bruxelles dal responsabile europeo per l’Ambiente, il greco Stavros Dimas. Se la legge passerà, nonostante le resistenze di compagnie e vettori europei e non, lo stop agli scarichi di cherosene inciderà sul costo dei biglietti per i viaggiatori: la riduzione degli scarichi dal 2011 potrà costare da circa 4 euro a circa 39 euro in più per biglietto.
Secondo i dati disponibili, in decollo un aereo inquina quanto 500 auto non catalizzate: su Malpensa e Fiumicino è come se ogni giorno transitassero 450 mila autoveicoli. Il prossimo 20 dicembre Dimas dovrebbe portare la proposta all’attenzione dei suoi colleghi Ue: in sostanza con il nuovo disegno di legge europeo ogni compagnia aerea che vola in o dall’Europa avrà a disposizione un limite fisso di "permessi di emissione" pari al 90% della media delle tonnellate di gas serra prodotte nel biennio 2004-2006. La quota gradualmente scenderà, fino al 60%, soglia prevista dal protocollo di Kyoto per il 2022. Esclusi dal conteggio i voli militari, gli aerei di Stato e quelli privati di piccole dimensioni. Chi supererà lle quote previste, dovrà pagare.
Sempre secondo i dati, ogni anno gli uomini scaricano nell’atmosfera 5 miliardi di tonnellate di Co2: di questi, ben 400 milioni provengono dal settore aereo. La proposta elaborata da Dimas vorrebbe portare le emissioni europee a 30-50 milioni entro il 2022, contro gli attuali 150 milioni. Il problema è che la decisione sulla riduzione delle emissioni deve passare necessariamente dall’Icao (International Civil Aviation Organization), del quale fanno parte 189 paesi, tra cui gli Usa, che si oppongono con forza alla decisione europea, come per altro alcuni ministri e, ovviamente, le compagnie low cost ma non solo (e non tutte per la verità) che dovrebbero aumentare le tariffe offerte ai clienti.
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