Una legge per garantire la competitività delle imprese lombarde
Ai comuni conferiti nuovi strumenti per il recupero delle aree dismesse
Più poteri e competenze ai distretti industriali, procedure burocratiche più snelle e nuovi strumenti di intervento conferiti ai Comuni per il recupero delle aree industriali dismesse. Sono queste alcune delle novità contenute nel progetto di legge che prevede “elementi di sostegno alla competitività delle imprese lombarde”, approvato oggi a maggioranza in Commissione “Attività produttive” (favorevoli Forza Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale, astenuti Democratici di Sinistra, Unione e Margherita, contraria Rifondazione Comunista).
Il progetto di legge sarà inserito all’ordine del giorno della seduta di Consiglio regionale di martedì 5 dicembre.
Ai distretti industriali, che non avranno più un ruolo solamente rappresentativo e promozionale, la nuova legge affida la gestione dei rapporti tra le imprese associate e la pubblica amministrazione. Viene semplificata la procedura per l’iscrizione all’Albo delle imprese artigiane, con l’introduzione di procedure dichiarative automatiche. Si assicura l’accesso informatico alle procedure regionali e saranno messe in rete le banche-dati pubbliche sulle imprese. Il procedimento di Sportello Unico è definito in tempi certi (7 giorni), trascorsi i quali scatta l’applicazione del silenzio-assenso.
Il progetto di legge prevede un nuovo strumento di intervento anche per il recupero delle aree dismesse (vengono prese in considerazione le aree aventi una superficie superiore ai 5mila metri quadrati e dove sia cessata da almeno 4 anni ogni forma di attività economica su una superficie coperta non inferiore al 50%). I Comuni potranno sollecitare direttamente i proprietari a presentare progetti o promuovere interventi per il recupero delle aree industriali dismesse. Trascorso un periodo massimo di 18 mesi, in caso di mancate proposte pervenute dai proprietari delle aree, i Comuni potranno attivare un “procedimento ad evidenza pubblica” per la realizzazione di nuove iniziative promosse da altri soggetti imprenditoriali, salvaguardando la corretta destinazione urbanistica.
Viene in ogni caso riconosciuta al proprietario dell’area la facoltà di subentrare nell’attuazione della proposta eventualmente accolta dall’amministrazione comunale, previo riconoscimento al promotore della stessa di una indennità pari al 5 per cento del valore delle opere in progetto.
La legge introduce anche strumenti in grado ridurre il carico fiscale e promuove l’accesso al credito con sostegno al sistema Confidi. Punta sulla finanza innovativa attraverso lo sviluppo di fondi di investimento regionali, da attuare anche con la collaborazione e la partecipazione di Finlombarda.
“Una legge non crea la competitività -spiega il relatore Mario Sala (FI)-. La capacità di competere e di “correre” insieme è prerogativa delle circa 800 mila imprese lombarde che costituiscono il motore dell’economia lombarda e nazionale. Una legge regionale, può però agevolare e semplificare l’encomiabile lavoro che esse svolgono. In tale direzione si muove il PDL 150, un testo realizzato grazie alla collaborazione di centinaia di persone, esito efficace del lavoro fra tutti i componenti della Commissione, che hanno accolto più della metà degli oltre cento emendamenti proposti dalla Giunta Regionale, dal Comitato Strategico per la Competitività, dal Tavolo per il Patto per lo Sviluppo e da oltre 35 associazioni di imprese, di lavoratori e di Università ascoltati nelle audizioni.
E’ un progetto di legge -spiega ancora Sala- che orienta le risorse verso gli obiettivi indicati dalle imprese stesse e dalle loro associazioni; fornisce un’ampia gamma di strumenti (politiche e strumenti fiscali, credito, agevolazioni, finanza innovativa, promozione, informazione); si attua in modo rapido, efficace e flessibile; valorizza ruoli e compiti dei distretti lombardi; semplifica i rapporti con la Pubblica Amministrazione (ad esempio attraverso la cancellazione delle procedure burocratiche a carico delle imprese a carattere automatico senza valutazione discrezionale sostituendole con autocertificazione immediatamente esecutiva liberando cosi oltre 500.000 giorni all’anno per le imprese); recupera le aree dimesse più efficacemente rispetto ad ora. Un passo in avanti verso gli obiettivi del Programma Regionale di Sviluppo, presentato dal Presidente della Regione, Roberto Formigoni, riprendendo il suo programma elettorale”.
“Siamo altresì consapevoli -dice a sua volta il presidente della Commissione Carlo Saffioti (Forza Italia)- che il sistema pubblico deve cercare di inserirsi quale elemento propulsivo nella spinta evolutiva del sistema imprenditoriale, ed evitare di disperdere le proprie risorse con contributi a pioggia. Le imprese attive in Lombardia sono 750mila -prosegue Saffioti- e concedere a tutte il “de minimis comunitario” (33mila euro all’anno) significherebbe impegnare 25 miliardi di euro all’anno. L’intero bilancio regionale non basterebbe a dare alle imprese quanto spendono per l’auto aziendale”.
“Finalmente – è il commento di Pietro Macconi (Alleanza Nazionale)- con questa legge si affronta di petto il problema della burocrazia, uno dei mali cronici che concorre ai giudizi poco lusinghieri sul nostro Paese. La semplificazione delle procedure è ormai un’urgenza. Non è tollerabile adempiere fino a 68 procedimenti amministrativi per aprire una lavanderia. Sono cose da terzo mondo. La Lombardia deve riprendere la funzione di locomotiva dell’economia italiana”.
“Sono soddisfatto dell’approvazione di tutti i nostri emendamenti indirizzati alla tutela dell’imprenditoria lombarda, motore e linfa vitale del Paese -ha detto Giosuè Frosio (Lega Nord)-. Confido che anche le istituzioni romane prestino ora la dovuta attenzione alle esigenze economiche, sociali e di autonomia che provengono dalla Regione Lombardia. Facendo venir meno il loro voto favorevole, i colleghi del centrosinistra in Regione Lombardia dimostrano di seguire la disastrosa politica del governo Prodi e non comprendono l’importanza che riveste l’imprenditoria lombarda nel contesto nazionale ed internazionale.”
Stefano Tosi (DS) ha motivato così il voto di astensione del suo gruppo: “La Lombardia ha bisogno di competere molto di più per stare al passo delle più evolute regioni europee, e quella approvata oggi è una legge ancora inefficace, soprattutto perché priva di strumenti di programmazione e di finanziamenti certi. La Regione deve fare di più, e in Aula chiederemo che si predisponga un sistema di interventi certo e verificabile, di istituire un osservatorio sulle liberalizzazioni e di inserire nella legge l’impegno per la lotta al lavoro nero e alla concorrenza sleale”.
Astenuto anche il Gruppo della Margherita: “Dopo la legge sul mercato del lavoro e in attesa della nuova legge sul riordino del sistema professionale lombardo -ha detto Carlo Spreafico (Margherita)- questa legge quadro rappresenta un importante strumento per favorire lo sviluppo delle nostre imprese, soprattutto per quanto riguarda il sistema di governance, ma mancano un reale riconoscimento del valore e del ruolo del capitale umano e un Osservatorio della competitività dell’economia lombarda”.
Forti critiche vengono sollevate da Osvaldo Squassina (Rifondazione Comunista): “La maggioranza ha licenziato un progetto di legge incapace di affrontare la crisi che coinvolge le imprese lombarde. Non si fa alcun accenno ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali, che del sistema produttivo sono parte integrante. Non si genera né ricerca né sviluppo di prodotti innovativi ad alto contenuto tecnologico, che la Lombardia continuerà quindi a importare. E, infine, si spiana la strada agli speculatori edilizi che potranno realizzare affari colossali, mettendo le mani su oltre 29 milioni di metri quadrati di aree industriali dismesse”.
Nelle scorse settimane, per meglio approfondire il nuovo progetto di legge e ricevere suggerimenti e contributi utili, la Commissione ha incontrato i maggiori soggetti economici della regione: più di trenta tra associazioni d’impresa (industriali, agricole e cooperative), sindacati, Università e Centri di ricerca, oltre a UPL e ANCI.
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