Rfid, il futuro mette casa a Gallarate
Inaugurato il laboratorio Liuc che si occupa della tecnologia per il riconoscimento degli oggetti a radiofrequenza. Un nome difficile, che fra poco entrerà nella nostre vite
Sarà la prossima rivoluzione tecnologica. Il 27 febbraio è diventata un laboratorio che fa da anello di congiunzione tra l’università e l’impresa: la tecnologia definita dalla sigla RFiD, che sta all’incirca per sistema di identificazione a radiofrequenza, diventa un laboratorio Liuc, aperto grazie alla sinergia delle istituzioni e la disponibilità di una azienda.
Cercare di spiegare l’Rfid sarebbe come cercare di spiegare perchè riusciamo a parlarci al cellulare, o come può succedere che il Pippo Baudo di Sanremo parli in diretta nelle case di mezza Italia: troppo sofisticata la fisica delle comunicazioni che sta dietro questi gesti nazionalpopolari, troppi anni, rivoluzioni scientifiche e studi iperastratti ci sono dietro ad oggetti tremendamente concreti.
Parlano per loro le applicazioni, che nel caso dell’Rfid, dopo decenni di sonno (le prime applicazioni, infatti, risalgono alla seconda guerra mondiale) si stanno diffondendo sempre più velocemente e a macchia d’olio, fino a raggiungere le sale d’aspetto del pronto soccorso di Varese, piuttosto che le capre della Valle Veddasca, o i bastoni per i ciechi.
Ma che, soprattutto, "rischia" di diventare fondamentale per le aziende, per l’aiuto che possono dare nell’identificare, controllare e verificare la posizione dei pezzi che stanno producendo.
“Seguo personalmente gli studi sulla tecnologia RFID: che conosco già, innanzitutto, come imprenditore – spiega Alberto Ribolla, presidente dell’Unione Industriali varesina, partner attiva del progetto Liuc che ha visto il suo culmine nell’inaugurazione del laboratorio – La mia ditta produce pezzi di colonne petrolifere: da sempre ogni pezzo di queste colonne deve essere tracciabile, una cosa piuttosto complessa da ottenere e che prima si faceva a mano. Poi, due anni fa, vado in una pizzeria di Milano con il responsabile dell’ IT della mia azienda e vedo che il cameriere sta prendendo gli ordini con un palmare: in quel momento mi sono reso conto che quella piccola pizzeria era più tecnologicamente avanzata della mia società. Da lì è nato il “progetto pizzeria” – l’abbiamo proprio chiamato così – e da quel momento abbiamo studiato come usare Rfid e trasponder per l’identificazione e la tracciabilità dei nostri pezzi”.
Che una vera e propria divisione di studi sull’applicazione dell’Rfid sia stata pensata in seno alla Liuc, più precisamente all’interno della facoltà di ingegneria Gestionale guidata da Giacomo Buonanno e sotto la direzione di Luca Mari, è del resto in linea con la mission dell’università di Castellanza: “Poiché la nostra è un’università aziendalista abbiamo cercato di rispondere alle esigenze delle imprese – ha sottolineato Paolo Lamberti, presidente Liuc – e il punto finale del progetto è proprio di applicare queste tecnologie, che rappresentano la nuova frontiera della logistica”.
Per questo, per il gruppetto che già da anni si sta occupando dell’Rfid, è stato messo a punto un vero e proprio laboratorio, dal nome lab#ID: inaugurato il 27, tra l’altro, non in un università ma in una azienda ad alta tecnologia nel pieno centro di Gallarate, la Mr &D Institute, già molto all’avanguardia.
“Pur essendo nota da decenni e pur essendo ormai chiaro che sarà la prossima rivoluzione tecnologica, l’RFID non ha ancora superato l’effetto soglia, che noi conosciamo bene -Spiega Pietro Palella, direttore generale di StMicroelectronics, una delle 5 principali aziende al mondo di microcomponenti, che ha già una divisione al pieno lavoro con la tecnologia Rfid – Cioè quel momento in cui si abbassa a sufficienza il costo della tecnologia e, attraverso una applicazione di successo, quella tecnologia improvvisamente da sperimentale e fantascientifica diventa popolarissima”. Con l’Rfid, però – ammette lo stesso Palella – ci siamo quasi, alla rivoluzione.
E con la buona volontà di tutti insieme – il progetto coinvolge infatti attivamente (leggere: con quattrini e collaborazione pratica) Camera di Commercio varesina, Regione Lombardia e Unione Industriali di Varese – Varese non solo non resterà al palo, ma quando avverrà sarà uno degli attori in prima fila, con grande soddisfazione di tutti.
Con un “progetto che sta già dando frutti significativi e nel quale siamo orgogliosi di avere contribuito” ha sottolineato Walter Baggini, vicepresidente della Camera di Commercio e presidente Formas. Che è un “Esempio di come le istituzioni possono utilmente essere al servizio delle economie” come ha ricordato Massimo Buscemi, assessore della Regione Lombardia ed è nato sopratutto per il “grande spirito di collaborazione tra i diversi attori del territorio” come ha ricordato il sindaco di Gallarate Nicola Mucci, ospite della presentazione e del laboratorio. “Perchè l’innovazione nasce mettendo insieme esigenze e intuzioni delle persone – ha felicemente sintetizzato Lamberti – per arrivare a un risultato nell’interesse di tutti”
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