Agostinelli sui call center: «Dubbia anche per il Tar»

Duro attacco dell'esponente di Rifondazione al Pirellone: "Una maggioranza xenofoba dice no alla proroga"

Riceviamo e pubblichiamo

«Persino il Tar considera la legge lombarda sui phone center "di dubbia legittimità costituzionale". E invece questo centrodestra razzista, con la forza dei numeri e contro ogni buon senso, ha deciso di difenderla a oltranza, respingendo in Aula con il non passaggio all’esame degli articoli la richiesta di proroga avanzata dall’opposizione. E facendo addirittura di peggio.

Perché con un emendamento dell’assessore Boni è passato un sollecito al Governo nazionale a esercitare costanti controlli "sulle attività di carattere finanziario nei cosiddetti centri di telefonia a rete fissa al fine di prevenire e reprimere fenomeni di riciclaggio"; e a magistratura e forze dell’ordine per verifiche sistematiche sull’invio di immagini con lo scopo di individuare traffici di materiale pedo-pornografico. Un emendamento strumentale che, nei fatti, assimila indegnamente i phone center a luoghi di attività criminosa, quando, peraltro, a perseguire in maniera adeguata eventuali illeciti di ogni tipo esiste già una legislazione nazionale. 

Ora, la maggior parte degli oltre 2 mila centri di telefonia fissa presenti nella nostra regione è a rischio di chiusura forzata. Perché l’articolo 7 della legge prevede che le amministrazioni comunali individuino attraverso piani territoriali le zone per la loro rilocalizzazione, oltre che per le nuove aperture. Solo che l’85% dei Comuni non l’ha ancora fatto.

E a pagare le conseguenze di un’inadempienza burocratica saranno gli utenti dei phone center e, soprattutto, i loro gestori, che pur hanno investito soldi avviando un’attività commerciale nel rispetto delle norme vigenti. Ma, evidentemente, è proprio ciò che questa maggioranza, ostaggio della Lega, voleva: penalizzare per legge un servizio per lo più gestito e utilizzato da immigrati.

Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che lo stesso centrodestra nega la proroga ai phone center, laddove intende invece concederla alla macellazione delle carni e alla presenza di fosfati in agricoltura, due settori ben più a rischio, dal punto di vista igienico e sanitario, per la salute dei cittadini.

Per fortuna, il Tar di Brescia si è pronunciato a favore di un phone center che aveva ricevuto ordinanza di chiusura proprio sulla base delle nuove disposizioni regionali. La sentenza, di cui conosceremo le motivazioni nei prossimi giorni, rappresenta un precedente importante per i contenziosi giuridici che si apriranno a pioggia in tutte le province nei prossimi mesi, in attesa del pronunciamento  della Corte Costituzionale.

Per quanto ci riguarda, è evidente che il voto di oggi non fermerà la nostra battaglia in difesa dei phone center e contro la loro chiusura massiccia. Una battaglia di civiltà».

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Pubblicato il 15 Marzo 2007
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