“Beautifool”: dietro la superficie della bellezza

L'8 marzo apre a Laveno la mostra fotografica di Beatrice De Giacomo, sull'ambiguità della bellezza femminile

«La bellezza. Ci sono donne che vivono in funzione della bellezza, ossessionate dall’aspetto fisico, dal desiderio di perfezione e di eterna giovinezza. Sembra che conti solo la bellezza esteriore. È stupido. E la bellezza interiore? La vera bellezza è nell’anima, nel profondo, ma guardarsi dentro è difficile,  è buio, confuso, offuscato. È difficile afferrare il significato di  ciò che si è.  La ricerca dell’io, della propria bellezza, va oltre la superficie, oltre la pelle, va oltre. Ma è il percorso necessario per scoprire il vero tesoro dell’essere donna…»

Un gioco di luci e ombre sulla bellezza, sulla sua ambiguità e ambivalenza: è una mostra suggestiva e che rivela sensibilità profonde Beautifool, l’esposizione fotografica della giovane Beatrice De Giacomo, 25enne artista del lago Maggiore, in scena tra l’8 e il 31 marzo a Villa Frua a Laveno (l’inaugurazione si terrà alle 18 dell’8 marzo).
 Il titolo stesso ne suggerisce lo spirito: Beautifool è l’unione della parola beautiful (bello) e fool (sciocco), per indicare l’ottusità dello sguardo che si ferma alla superficie del corpo e della sua bellezza esteriore. Proprio in questo spirito la mostra è articolata in due serie di fotografie. La prima  racconta la bellezza superficiale: le immagini  sono  colorate come il maquillage, i vestiti, la tv, le riviste. Perché il colore è frivolo, divertente, fa sembrare tutto più bello. Rappresenta uno sguardo banale alla realtà. La seconda  racconta la ricerca di una bellezza interiore, che richiede un necessario esame di coscienza, uno scavare dentro di sé, una riflessione intima e profonda, a volte anche sofferta. La scelta del bianco e nero – in contrapposizione al colore – è fatta  proprio per sottolineare l’assenza di fronzoli, di maschere, di “bugie”. Per far scoprire l’eleganza e la sensibilità femminile.

Persino la scelta dello strumento non è casuale: la macchina fotografica usata, Holga, esprime in pieno questa critica alla bellezza “stupida”. È una macchina di plastica, una macchina giocattolo che, essendo priva di complicazioni tecniche, dà modo di potersi concentrare esclusivamente sull’immagine, lasciando la più completa libertà creativa ed espressiva. Non permette di preoccuparsi della perfezione tecnica o estetica. Anzi,  per i suoi difetti di fabbricazione e per il suo obiettivo in plastica,  è facile trovare nelle foto scattate con Holga errori evidenti: ma proprio qui sta il messaggio della mostra, perché anche un errore può essere bello.

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Pubblicato il 01 Marzo 2007
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