Bice

Il testo di Tiziana Peruzzi

C’era una volta Bice, veramente Berenice ma con un nome così lungo e difficile da indossare nessuno la chiamava mai e per tutti era semplicemente Bice.
Correva o camminava piano piano, fate voi, l’anno 1955; la guerra finita da 10 anni era ancora un ricordo vivo e pungente in quasi tutti. A Milano c’era ancora chi si svegliava di notte con un sussulto pensando di avere sentito la sirena dell’allarme ma tutti pensavano che bisognava fare di tutto per cercare di nuovo la serenità .
Bice classe 1900 era vedova da 15 anni, e dopo che il suo unico figlio Piero si era ormai fatto una famiglia sua, si sentiva un po’ insoddisfatta, a 55 non ancora anni troppo vecchia per fare la nonna a tempo pieno ma senza neppure la possibilità di una vita con un po’ di brio e novità.
Decide di andare a trovare i suoi genitori a Torino e sale alla Stazione Centrale su un treno che arriva dal Sud e che va in Francia via Torino.
Davanti a lei nello scompartimento è seduto un uomo alto, di bell’aspetto, con un accenno di baffi e dai modi educati e gentili.
Poco dopo la partenza del treno iniziano a conversare sia per ingannare il tempo sia perché le gambe di Bice sono ancora delle gran belle gambe e Antonio è sensibile alle belle more con gambe lunghe e affusolate.
Cominciano a parlare del tempo e del fatto che i treni non sono più in orario come una volta, ma del resto si sa non tutte le ferrovie sono state ancora sistemate come si deve e finiscono col raccontarsi la proprio vita lei vedova con un figlio che adora ma che sente ormai sempre più distante preso com’è dalla moglie e dalla figlia nata a un paio d’anni, lui emigrato in Francia dalla Puglia dopo la grande guerra agli albori del fascismo “perché io sono un vero socialista e non sopportavo quelli che ci volevano privare della libertà” vedovo con sei figli che però non riescono a colmare la sua solitudine.
Io non so quanto durasse allora il viaggio da Milano a Torino (forse esattamente come adesso), ma alla fine quando Bice scende dal treno si ritrova con una proposta di matrimonio e Antonio con il cuore il aria come un ragazzino.
In capo a qualche settimana Bice accetta la proposta di Antonio e si ritrova in un paesino della campagna francese con i sei figli di Antonio che la guardano veramente perplessi.
Bice si rimbocca le maniche come fa da quando è nata: la famiglia numerosa non la spaventa del resto lei era la maggiore di sei tra fratelli e sorelle per cui da sempre doveva aiutare in casa e in più aiutare anche il padre nella bottega di vetraio dove lei era la custode delle varie “ricette” per lavorare il vetro.
La lingua sì che era un problema con questi francesi che proprio non capiscono il suo bellissimo italiano con marcato accento umbro-toscano, e poi nelle botteghe non trovi niente di buono “…’sti francesi che tagliano le fette di prosciutto alte un dito e l’olio non sarà mica olio bono codesto, olio di semi??? E poi non trovi nulla, non capiscono nulla, io gli parlo e loro ridono …” E sì fu un periodo duro per Bice, che a volte di nascosto piangeva per la lontananza dalla sua Italia, dal “ mi’ Piero”; l’unica consolazione era l’abbonamento a Gente che settimana dopo settimana le portava un pezzetto d’Italia quel posto in capo al mondo.
E poi anche quei “figli” nuovi che si era ritrovati, ormai tutti adulti ma ancora molto legati al ricordo della loro madre che in qualche modo vedevano tradita dalla presenza in casa di questa straniera perché così la ritenevano loro che benché figli di emigranti si ritenevano a tutti gli effetti francesi: “perché poi voi italiani Mussolini ve lo siete anche voluto mentre noi, noi francesi abbiamo il Generale De Gaulle che tra l’altro è nato proprio qui vicino!
E che dire di nostro padre: adesso non è più solo interessato a noi ma in prevalenza pensa a lei. E lei sarà veramente innamorata di lui o sarà solo convenienza?”
Che periodo dure per Bice ma dopo poco tempo la sua grinta indomita prevale su tutto del resto di cosa o di chi poteva avere paura lei che si era vista le SS in casa a cercare materiale dei partigiani e che di notte sotto i bombardamenti scappava da Milano in sella a una bicicletta senza avere notizie di suo figlio che si stava traversando a piedi la Maiella per raggiungere le truppe alleate insieme a due paracadutiste inglesi che si erano persi.
E così un po’ per volta furono i francesi che dovevano sforzarsi per capirla e non il contrario e i figli di Antonio non poterono che constatare che sì veramente loro padre era felice e che lei faceva di tutto per renderlo ogni giorno più felice cucinando cibi veramente italiani anche “con questa pasta che scoce subito e che rimane tutta “molla molla”.
E lei che ha sempre detestato lavorare la terra “’che si rovinano le mani” si ritrova a curare l’orto di Antonio con una passione tale da produrre ortaggi e primizie che tutti invidiano.
E Antonio che la guarda adorante perché tutto quello che fa lei che non sta mai con le mani in mano è perfetto: fare la pasta per la pizza, creare con mille fili di lana colorata caldissimi maglioni per i lunghi e freddi inverni francesi, cucinare la cacciagione che Antonio durante la stagione le porta a casa e poi fare incredibile vasi di verdura sott’olio e di passata di pomodoro perché tutto si può togliere a Antonio ma non la sua pasta al sugo “perché in casa nostra si mangia all’italiana, non come ‘sti francesi che sanno cucinare solo patate bollite!”.
E come nelle vere fiabe Bice finalmente è contenta, amata sia dalla famiglia italiana che da quella francese, ha dei nipoti che la chiamano nonna o memère a seconda da quale parti delle Alpi vivono, ha il suo Antonio che la chiama chèrie e poi in fondo “’sti francesi avranno poco di bono, ma ‘sta champagna l’è proprio bona!”.

Tutti gli eventi

di marzo  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 08 Marzo 2007
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.