Stromboli, il vulcano monitorato dal Ccr di Ispra
Grazie ad un apparecchio progettato al centro comune è possibile avere la situazione del fronte vulcanico in tempo reale. Gli scenziati: “Risultati eccezionali”
A seguire passo passo l’evoluzione del vulcano di Stromboli c’è il CCR di Ispra. L’attività vulcanica, che è ripresa qualche giorno fa mettendo in allarme la protezione civile viene monitorata dalle sonde “tradizionali” a infrarossi, le camere termiche e i sismografi. Ma a questi mezzi si aggiunge un altro strumento che permette con una precisione più che millimetrica di monitorare in tempo reale ciò che sta accadendo sul fronte lavico. «Si tratta di un “radar ad apertura sintetica”, che è stato realizzato proprio al Centro comune di Ricerca di Ispra – spiega l’ingegner Giuseppe Antonello, lavenese, laureato in ingegneria delle telecomunicazioni e che lavora al CCR – . Lo strumento funziona così: la sonda viene posizionata su una sorta di binario di una lunghezza di circa tre metri, che permette di monitorare in continuazione lo spostamento della lava lungo la “sciara del fuoco”, vale a dire il fronte lavico. Mediante l’emissione di onde radio è possibile, con una precisione di un decimo di millimetro, monitorare lo spostamento lavico. Così, ogni 10 minuti il CCR invia al Dipartimento della Protezione Civile mappe aggiornate dei movimenti del vulcano».
Uno strumento, il radar "LISA" (Linear Synthetic Aperture), che è stato sviluppato assieme al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e all’azienda LisaLAB srl (spin-off del CCR) incaricato proprio del trattamento dei dati provenienti, 24 ore su 24 dall’isola. Quanto ai risultati, l’ingegnere, che si occupa dell’elaborazione dati, non ha dubbi. «Il nostro radar è stato impiegato a dire il vero anche nel 2003, sempre a Stromboli, ma in uno scenario non eruttivo – conclude Antonello – . Oggi viene utilizzato in piena attività con risultati eccezionali».
Stromboli è un vulcano attivo caratterizzato da un’attività esplosiva a bassa intensità e continuativa. Nella sua storia si sono verificati diversi crolli laterali del cono che hanno determinato l’evoluzione strutturale del vulcano. Sebbene studi recenti abbiano dimostrato che Stromboli potrebbe potenzialmente provocare tsunami catastrofici a seguito del crollo laterale del cono vulcanico, com’è avvenuto, ad esempio nel dicembre 2002, la situazione sembra migliorare. Nonostante questo, gli abitanti dell’isola non possono rimanere ad un’altezza inferiore ai dieci metri sul livello del mare, prorio per scongiurare i danni di una possibile onda anomala.
«Il rischio di un distacco imponente è molto ridotto rispetto a ieri (28 febbraio ndr) – conferma Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile al quotidiano www.90011.it – anche se siamo in continua evoluzione. Vi sono diverse fratture lungo la sciara che modificano costantemente lo scenario e potrebbero indurci a valutazioni diverse. Ma al momento la situazione è sotto controllo».
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