Franco Turigliatto, a sinistra della sinistra
Il senatore, sospeso da Rifondazione Comunista, spiega le sue ragioni: «Fare la guerra non è normale»
«Le nostre vite devono valere più del profitto». A dichiararlo è Franco Turigliatto (a destra nella foto), con Fernando Rossi il senatore più discusso della sinistra italiana, dopo il voto contrario sulla politica estera che, assommato all’astensione di alcuni senatori a vita, causò la caduta temporanea del governo Prodi. Ieri sera Turigliatto è stato ospite del circolo bustese di Rifondazione Comunista (il suo partito, da cui è stato sospeso), in cui più d’uno appartiene alla corrente detta della Sinistra Critica: «una sentinella avanzata a sinistra nel partito» come la ha definita il sindacalista e candidato alle provinciali Fausto Sartorato, che con Antonello Corrado introduceva l’ospite.
Di fronte ad un pubblico scarso ma pronto a fare domande e discutere, Turigliatto ha esposto in modo coerente la propria linea, risolutamente di sinistra radicale. Nell’impietosa serata di autoanalisi che ne è sortita si denuncia tutta la gravità della crisi che investe la sinistra italiana. Da quanto si è udito, ormai serpeggia una forte sfiducia persino nei confronti di Rifondazione stessa, "colpevole" di essersi dovuta adeguare ad un governo che non segue, di fatto, una linea di sinistra. Così Turigliatto:«Mi dicono – se tu voti contro, torna Berlusconi. Può essere, ma io ribatto che questa è colpa del governo, è un atto d’accusa il fatto che esso sia così impopolare – prima di tutti fra chi l’ha votato e ne è fortemente deluso. Il governo non risponde al suo elettorato, è insensibile ai movimenti, tutti parlano, ma poi si fa sempre quel che vuole Padoa Schioppa, che incarna il capitalismo italiano».
La denuncia di Turigliatto investe a largo raggio i problemi sociali ed economici degli ultimi vent’anni. Tra questi la sperequazione crescente nella distribuzione dei redditi, o i costi della politica. Turigliatto ed altri parlamentari della sinistra intendono presentare quanto prima una proposta per limitare gli stipendi dei parlamentari a 5000 euro mensili – fatti salvi i rimborsi spese, purchè documentati. «Non è demagogia, è semmai il meccanismo dei privilegi, cui è difficile sfuggire, che crea un ceto politico conservatore». Prevedibile la sonora bocciatura in aula.
Il tema della pace avrebbe dovuto essere quello cruciale, ma per il senatore, divenuto suo malgrado una celebrità «per aver fatto una cosa normale» è inscindibile da altri temi come i diritti del lavoro – «sotto attacco costante da anni» contesta, «in modo sempre più duro, con sindacati sempre più deboli e proni, e presto, con il Libro verde dell’Unione Europea, vedremo arrivare lo tsunami». La situazione è per Turigliatto evidentemente gravissima. «Il 75% delle assunzioni degli ultimi anni riguarda precari; e di abrogare la legge 30, o della famosa "quarta settimana" che quasi per tutti – ma non per noi parlamentari – è un problema, nessuno parla più…»
Anche su Tfr e riforma delle pensioni piovono mazzate: «Manovre economicamente assurde e socialmente inique: così si frantuma il corpo sociale e si porta la destra al trionfo». In questo quadro la guerra, con l’Afghanistan, la base di Vicenza eccetera, è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso. «Per dieci mesi ho dovuto ingoiare rospi enormi, votando di tutto. Poi, quando mi sono offerto di votare sì a denti stretti alla relazione sull’Afghanistan purchè si discutesse seriamente di Vicenza, D’Alema ha risposto che qualsiasi esitazione da parte nostra sarebbe stata percepita dagli americani come un atto ostile». Per la serie: amici e alleati. «Alla fine, l’anima bella sono io che voto contro, come per otto volte negli anni precedenti avevano fatto Rifondazione e PdCI, o chi si illude che le nostre truppe siano lì per proteggere le donne dai talebani? Fare la guerra non è normale, me lo dice anche la solidarietà di tanti: di 8000 lettere che ho ricevuto, 6000 mi appoggiavano, e c’erano anche quelle dei genitori di un alpino caduto di recente e di veterani americani del Vietnam e della prima guerra del Golfo».
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