Amnesty all’Ue: riprendete il Giappone

Una delle nazioni più moderne del mondo, è anche patria di pena di morte e diverse forme di tortura psicologica

Amnesty International ha chiesto alla Germania, in occasione di uno degli ultimi incontri su singoli paesi della sua presidenza dell’Unione europea, di non trascurare il tema dei diritti umani nel corso dei colloqui odierni (martedì 5 giugno) col Giappone.

Il Giappone, uno dei principali fornitori di aiuti umanitari all’estero, continua ad avere alcuni gravi problemi di diritti umani in casa propria. Come denuncia Amnesty International, infatti, questo è uno dei pochi paesi industrializzati a usare la pena di morte: dalla ripresa delle esecuzioni, lo scorso Natale, sono stati impiccati sette prigionieri.

Per questo motivo l’associazione ha inviato una lettera alla presidenza tedesca dell’Unione europea (disponibile su www.amnesty-eu.org ), chiedendo che il Giappone sia invitato a compiere passi concreti per abolire la pena di morte. L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto inoltre alla presidenza tedesca di sollevare la questione delle confessioni forzate che continuano a caratterizzare la fase di detenzione prima del processo, e che non sono in linea con gli standard internazionali.

"Il Giappone è spesso associato a un’idea di modernità, ma il suo sistema di pena capitale è tutto il contrario. Possiede, anzi, caratteristiche medievali, come l’impiccagione, e una politica di segretezza in cui a volte neanche il prigioniero viene informato anticipatamente della propria esecuzione" – ha dichiarato Dick Oosting, direttore dell’ufficio di Amnesty International presso l’Unione europea.

Le condizioni detentive sono un altro serio motivo di preoccupazione per Amnesty International. I condannati a morte sono tenuti in isolamento, spesso per decenni. I contatti col mondo esterno si riducono a visite rare e sorvegliate, la televisione è limitata e i libri forniti col contagocce. Grazie a questo regime, pare che molti detenuti soffrano di disturbi mentali. Infine, Amnesty International ha sollecitato la presidenza dell’Unione europea a sollevare il tema della riduzione in stato di schiavitù sessuale delle cosiddette "donne di conforto", ad opera dell’esercito giapponese durante la Seconda guerra mondiale. "La mancanza, da parte delle autorità giapponesi, di fornire piene scuse e un risarcimento alle sopravvissute alla schiavitù sessuale è un altro aspetto negativo della situazione dei diritti umani che la presidenza europea dovrebbe affrontare nel corso dell’incontro di oggi" – ha concluso Dick Oosting.

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Pubblicato il 05 Giugno 2007
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