È giunto il momento di ridisegnare la Terra

Nel capitolo 44 di Moby Dick ritroviamo il capitano Achab che, come ogni sera, siede davanti alle sue carte, aggiornandole. Insegue la sua ossessione. Mentre lavora, la pesante lampada di peltro sospesa sulla testa del capitano fa muovere, oscillando, luci e ombre sul suo volto. È come se, racconta Melville, una matita invisibile tracciasse su quel volto linee e rotte, come se disegnasse una carta. Achab incarna la mappa. O meglio, aggiunge il geografo Farinelli, incarna lo spirito dell’Occidente che cerca di soggiogare il mondo. In fin dei conti una carta geografica rappresenta il tentativo di ridurre il mondo a qualcosa di definitivo, statico e immobile. Ma per quale ragione la nostra cultura ha elaborato una certa immagine del mondo? E come, nel corso dei secoli, è cambiata l’immagine del mondo fissata sulle carte?
Il volume di Farinelli ci accompagna in un viaggio affascinante e complesso che dai primi racconti della Creazione, attraverso la rivoluzione umanistico-rinascimentale e l’invenzione del paesaggio in età romantica, approda all’idea del mondo come “globo”.
Non è soltanto un percorso di storia della geografia, quello proposto da Farinelli nel corso delle conversazioni radiofoniche andate in onda sul secondo canale nazionale nel 1999 ed ora riunite nella collana di Sellerio «Alle 8 della sera», titolo dell’omonimo programma voluto da Sergio Valzania. Si tratta di qualcosa di molto più complesso e affascinante. Attraverso la ricchissima enciclopedia che Farinelli srotola sotto i nostri occhi e in cui si intrecciano arte, filosofia, religione, letteratura e scienza scopriamo, tra l’altro, perché la Terra è stata concepita sferica o piatta (perché cioè è stata ridotta da “spazio” a “distesa”); perché siamo ancora tolemaici (in quanto adottiamo ancora il reticolo geografico inventato da Tolomeo nel II sec. d.C.); perché noi moderni crediamo che più le cose sono lontane e più sono piccole (grazie all’invenzione di quel «modello terribile, pervasivo, onnicomprensivo» che fu la prospettiva lineare, affermatosi a Firenze nel corso del Quattrocento); perché nel Seicento si impose l’idea di un “globo terracqueo”, riconoscendo per la prima volta che l’acqua e la terra stanno insieme e sono unite al centro del mondo; perché il paesaggio presuppone un punto di vantaggio dell’osservatore.
E che differenza c’è tra una mappa ed un globo? Semplice. Se il mondo è una mappa, destra e sinistra, occidente e oriente sono direzioni stabili ed univoche. Se il mondo è un globo le direzioni non corrispondono più a relazioni fisse ma sono indicazioni mobili ed intercambiali, a seconda di come si sposta il soggetto. L’uomo si è disancorato dal mondo. È giunto il momento di ridisegnare la Terra.

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Franco Farinelli
L’invenzione della Terra
Palermo
Sellerio, 2007
p. 156
Euro 12

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A proposito
« […]  il resto de la terra, / senza mai pagar l’oste, andrò cercando / con Ptolomeo, sia il mondo in pace o in guerra; / e tutto il mar, senza far voti quando / lampeggi il ciel, sicuro in su le carte / verrò, più che sui legni, volteggiando.»
Ludovico Ariosto, Satire III.

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Pubblicato il 27 Giugno 2007
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