Lo strazio dei genitori: «Dovevamo riabbracciarlo oggi»
Muore in moto mentre va scuola a 16 anni: i familiari hanno saputo dell'incidente questa mattina a Malpensa
E’ la mattina più brutta che si possa immaginare, nella casa della famiglia De Biasi. Federico è morto a soli 17 anni in un incidente mentre andava a scuola a Gallarate. Mamma Rosanna e papà Donato piangono sottovoce e abbracciano le persone più care. Si stringono accanto a Valentina, la sorella maggiore di 24 anni. Nella villetta di Cavaria, arrivano gli amici e i parenti con le lacrime agli occhi. Un dolore molto composto e quasi silenzioso. Una vicina avvisa il parroco e alle 14 e 15 suonano le campane. Poco dopo arriva il preside dell’Itis di Gallarate, Gian Mario Mercante, l’ex sindaco del paese. Porta le condoglianza degli insegnanti, del personale e degli studenti. E’ commosso e visibilmente addolorato. I De Biasi lo fanno entrare in casa: «Gli piaceva andare a scuola e aveva anche dei buoni voti – racconta papà Donato – adesso io gli stavo sotto perché volevo finisse bene l’anno, per questo non l’abbiamo portato in vacanza».
Federico viveva per la sua bella motocicletta, era una passione ereditata dal papà e coltivata fin da piccolo: «Era sempre stato tranquillo e prudente» spiega Donato De Biasi, un papà colpito da un dolore tremendo ma di una gentilezza disarmante. Il ricordo delle ultime ore passate con Federico brucia forte per questa famiglia: « L’ho svegliato io questa mattina per andare a scuola – racconta Valentina – c’era il sole e ha preso la moto». La mamma e il papà gli avevano parlato ieri: «Gli avevo detto di farsi portare a scuola dalla sorella – dice Donato – così poi la mamma andava a prenderlo». La signora Rosanna è sconvolta: «Sì, gli ho telefonato ieri sera, ero così’ contenta di riabbracciarlo questa mattina. Siamo stati in vacanza una settimana e mi era mancato tanto. Ma appena siamo arrivati a Malpensa ci hanno avvisato che c’era stato un incidente. Poi in ospedale ho saputo che era morto».
Donato va a prendere un cupolino in vetroresina e ce lo mostra: «Ecco, guardate, questo l’ha fatto lui, si stava ricostruendo un pezzo della moto con le sue mani». Già, Federico era fatto così, un ragazzo alto come il papà, con uno sguardo dolce e tanta voglia di fare. Si era anche trovato un lavoretto estivo da un meccanico perché voleva imparare meglio a toccare i motori. La Aprilia era il suo orgoglio e anche ieri aveva insistito al telefono per andare a scuola in moto «perché tanto era bel tempo». Ma non solo. Federico faceva la terza informatica e non è escluso volesse avere un futuro nel mondo dei computer, la mamma lo aveva già iscritto al quarto anno: «E’ vero i computer erano la sua seconda passione – dice il papà – adorava l’informatica». «L’unica cosa che non gli piaceva era la storia – racconta mamma Rosanna – mi diceva sempre… ma perché dobbiamo ascoltare storie così vecchie?». Federico guardava al futuro, a settembre avrebbe compiuto 17 anni e oltre ai computer e le moto, amava stare con i ragazzi della compagnia di Cassano, dove si trovava sempre; i ragazzi di S.Pietro. A Cassano aveva frequentato la scuola media e oggi un suo vecchio professore, il vicino di casa Pio Giuliani, si dispera in giardino: «Dio mio che tragedia, l’ho visto passare qua davanti stamattina, non posso credere che sia successo, era proprio un ragazzo così tranquillo, l’avevo avuto come alunno in prima media, abitiamo qui da vent’anni e siamo cresciuti tutti insieme». Anche i vicini piangono e si abbracciano. In casa, invece, Mamma e papà guardano la stanza di Federico, il letto è ancora mosso e sfatto. Sul muro c’è un grande striscione blu “Husqvarna”, famosa marca di moto da cross, poi una chitarra, un casco, il computer, fili dappertutto, le scarpe da tennis. Nei cassetti le foto delle vacanze, mentre al sorella Valentina trova una foto di Federico e la mette sullo schermo del pc: la faccia sorridente, il viso di un ragazzo dolce, che voleva guardare al futuro e che lascerà un grande vuoto.
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