Ferragosto? La nuova realtà del commercio bustocco
Prima edizione di "Centro aperto per ferie". I commenti dei commercianti, fra entusiasmi e perplessità
Quando arriva il mese di giugno, tutti i bustocchi sanno che il giovedì sera in centro si anima. Negozi aperti, musica e spettacoli per due mesi all’anno fanno battere il cuore di una città generalmente spento. Quest’anno è arrivata però una novità: il Comitato commercianti centro cittadino ha deciso di sperimentare l’apertura dei negozi anche nei giovedì di agosto. E nel penultimo giovedì del mese, il 23 agosto, complici la presenza del mercatino dell’antiquariato e del bel tempo, i bustocchi hanno deciso di riaffollare le vie del centro. Certo, i numeri non sono quelli di luglio, ma la gente c’è e anche qualche negozio aperto. Non tutti però, qualcuno è ancora in ferie e qualcuno ha deciso di non aderire.
Un azzardo che paga o no i commericianti? A quanto pare sì, anche se «luglio rimane il mese d’oro – spiega Francesca Boragno, proprietaria dell’omonima libreri e membro del comitato -. Ma la gente deve abituarsi alle novità: non si può pretendere di aprire la saracinesca in una sera di agosto e avere la fila fuori. Per raccogliere bisogna prima seminare». Mentre ci spiega il suo punto di vista, ripensa a 15 anni fa quando è partita l’iniziativa di giugno e luglio. «Anche allora sembrava un azzardo, ma oggi è una certezza anche per gli affari. Anzi quest’anno abbiamo deciso di ampliare le aree chiuse al traffico e quindi allargare la zona pedonale: così abbiamo coinvolto più negozi e organizzato nuove iniziative». Insomma, secondo lei è anche una questione di organizzazione del tempo in negozio. «Quando teniamo aperto la sera, iniziamo un pò più tardi al pomeriggio. E investire anche nei giovedì di agosto alla fine non costa molto a chi lo fa anche a giugno e luglio».
Toni e facce un pò meno allegre le troviamo però nei negozi che
fanno parte di grandi catene. Qui infatti, la visione del lavoro anche in agosto, cambia un pò. «Non ne vale la pena – spiega Cinzia, commessa di Intimissimi -. Ad agosto c’è in giro poca gente e quella che c’è non spende». Stessi pensieri anche dalle commesse che incontriamo a Stefanel e Pompea. «Agosto non gioca, non c’è movimento. A giugno e luglio la differenza la fanno le famiglie: dal secondo weekend di giugno quando chiudono le scuole arriva il pienone. C’è ancora un pò di gente all’inizio e alla fine di agosto, ma non ha senso tenere aperto nelle due settimane centrali del mese. E poi, Busto Arsizio si sa, è una città con il coprifuoco».
E non si può dare loro completamente torto, dato che passeggiando per via Milano una cosa ieri saltava all’occhio: i mercatini erano affollati di curiosi così come i bar, ma i pochi negozi aperti registravano incece molte meno presenze. Qualche sosta a osservare le vetrine già piene delle nuove collezioni, meno dentro. Ieri comunque era ancora periodo di vacanza, per tirare le somme i negozianti dovranno aspettare l’ultimo giovedì, il 31 agosto e la serata conlusiva di quest’estate nella prima settimana di settembre.
Ed è prorpio su questo punto che insiste Boragno, ma il suo ragionamento è opposto. «Busto è morta perchè non ci sono locali aperti oltre le 20: anni fa gli amministratori sono stati troppo miopi e
non hanno concesso a bar e locali di tener aperto oltre un certo orario». Il giovedì sera invece, anche alle 23, non si riesce a camminare da quanta gente c’è. «Con i negozi aperti si respira un’aria diversa, come al mare e nei luoghi di vacanza e la gente ha voglia di uscire. Agosto è una novità: ormai c’è meno gente che va in vacanza e magari investe in altro. Il primo sabato di agosto sembrava di essere in periodo di Natale. Ormai l’idea di ferie è cambiata: non molliamo con queste inziative, lasciamo che la gente si abitui». Stessa visione nello storico locale di Busto Campi, che la vede come un’occasione «per far vivere la città. Ma è chiaro che funziona solo se ci sono delle iniziative collaterali, come i mercatini di questo giovedì. Certo, questo discorso vale per un locale come il nostro o per gli altri bar, però per i negozi di abbigliamento non so».
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