Il miracolo del Biopark costato solo 1 euro
Prati, alberi, vialetti curati, palazzine moderne. A Gerenzano il futuro della ricerca ma anche cavie animali
Prati, alberi, vialetti curati, palazzine moderne, corridoi sterili, sale con provette, celle frigorifere, microscopi potentissimi. Pensare che è costato solo 1 euro, questo parco tecnologico a Gerenzano, fa un po’ sorridere. In un paese dove non si investe quasi nulla in ricerca scientifica succede che soldi pubblici si riversino su un ex laboratorio farmaceutico della Pfizer, e che i luoghi dove sono stati scoperti negli anni ben tre antibiotici famosi, ritorni a essere uno dei centro di eccellenza della ricerca biotech in Italia. La Pfizer ha donato tutto alla Provincia ma Villa Recalcati ha messo 1,5 milioni di euro, insieme al mezzo milione del comune di Busto Arsizio, i 400mila della regione e i 400 della stessa multinazionale. “Non è stata facile, ma sono molto contento”. Lo dice Marco Reguzzoni, presidente della provincia. L’ambiente è ideale. Musica nell’aria, in una cella frigorifera sono conservati 166mila ceppi virali che costituiscono uno degli archivi di microrganismi più interessanti che vi sia in Italia. Una biblioteca con 7.500 volumi farebbe invece la felicità di ogni studenti: ci sono le principali riviste scientifiche del mondo, dal numero uno in poi. In un’altra sala, c’è una struttura robotica che afferra le provette e le mette in un piatto dove vengono analizzati i microrganismi. Una sezione con gli stessi cartelli che potete vendere nelle radiologie degli ospedali, segnala nuovi laboratori ad alta specializzazione. Le palazzine sono basse, dentro vive ancora una aprt del know how della Vicuron. Le proprietà intellettuali che vengono da questi lavoratori sono state trasferite, ma altre rimangono a un consorzio con cui collaborerà l’”Insubrias Biopark”.
Il centro ha anche l’autorizzazione per una specialità chiamata “Animal farm”, dove sono conservate una sessantina di cavie, ratti
e topi, dedicati agli esperimenti, ma che la Lav, lega antivivisezione, contesta. Il direttore generale della “Fondazione istituto insubrico per la vita”, la struttura che gestisce il marchio “Insubrias biopark”, Andrea Gambini, precisa: «Possediamo le autorizzazioni (donate da Pfizer insieme ad altre nel lascito della struttura) ma l’Insubrias BioPark non ha alcuna sperimentazione in atto sugli animali e non vi è alcuna intenzione di farne in futuro. Avere l’autorizzazione – prosegue il direttore – non significa fare sperimentazione sugli animali».Otto le aziende coinvolte nel aprco tecnologico, quattro sono già attive. Tutte dovranno trovare i finanziamenti per andare avanti. Una di queste, ad esempio, ha denaro fino al marzo 2008, e ha bisogno altri 10 milioni per la ricerca successiva su fasi di sperimentazioni in itinere. E’ la sfida di Gerenzano.
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