Malpensa, Busto difende l’hub

Una mozione indirizzata al governo chiede di bocciare il piano industriale di Alitalia ed eventualmente liberare gli slot dei voli

Il consiglio comunale, nella seduta di mercoledì 19 settembre, ha affrontato fra i vari punti la questione di Malpensa, fattasi scottante per la manifestata intenzione di Alitalia di tirarsi indietro rispeto all’hub insubrico. Il guanto di sfida alla compagnia di bandiera e alla "fazione romana" che sostiene Fiumicino è stato lanciato dalla Lega Nord con la mozione introdotta da Gianfranco Tosi, e consistente di due punti: la richiesta al governo di respingere il piano industriale di Alitalia, «dannoso per il Nord», e, in caso di effettivo recesso parziale o totale di essa da Malpensa, quella di sbloccare gli slot (diritti di decollo e atterraggio) per i voli in modo che possano essere messi all’asta.
 
«Si è creata una situazione per cui la pessima gestione di Alitalia si è riverberata sui rapporti tra Roma e Malpensa» osservava Tosi, e la collega di partito Luciana Ruffinelli ricordava che «il 70% dei biglietti di Alitalia si vende a Malpensa». L’Ulivo controbatteva con un suo emendamento volto alla difesa di Malpensa come risorsa per tutto il Paese, chiedendo inoltre uno stop alle «inutili ricapitalizzazioni» della compagnia. Se la Lega si poneva a difesa del Nord, l’Ulivo, con Valerio Mariani, era lesto a ricordare quanto poco abbia inciso il centrodestra – Lega in testa – nonostanti anni al potere locale e nazionale, nei meccanismi che hanno condotto alla situazione attuale. «È il governo a dover agire, adesso non mettiamo di mezzo Provincia e Regione» controreplicava Bottini (Forza Italia). Con Lattuada (An) e Salomi (Udc) si ribadiva l’unità del centrodestra sul testo leghista. L’ex sindaco Gigi Rosa (Busto Civitas) ha parlato di «partita persa per incapacità della classe dirigente locale» in relazione a Malpensa, ricordando l’incertezza che a Busto tuttora circonda l’area delle Nord, che dell’hub doveva essere nelle intenzioni una sorta di portale; per tacere delle grandi incompiute, le opere di collegamento in ritardo o non ancora partite, e delle spese sostenute da una Busto che non incide ai tavoli che contano.

Su Malpensa, polemiche a parte, vi è un comune sentire, sottolineato da D’Adda per l’Ulivo. Dopo la contestazione di un esponente dei Verdi tra il pubblico contro il presidente Speroni sul concetto di Padania, era il sindaco Gigi Farioli a denunciare il tentativo di «svendere Alitalia facendo finta di risparmiare» a suo dire implicito nel piano industriale, contestando questo come una volontà di creare un dividendo a vantaggio della sola Roma (musica per le orecchie leghiste), «mentre l’intero paese finanzia il doping economico di Alitalia». Il maxiemendamento conclusivo rielaborava un testo comune riassumibile in questi termini: il governo prenda atto che il piano industriale di Alitalia è «assolutamente dannoso» per il Nord Italia,si impegni a promuovere e valorizzare il tavolo territoriale di Milano, e, come sopra, in caso Alitalia dovesse recedere anche solo in parte dall’hub, liberi gli slot. Al voto finale, il solo Corrado (Rifondazione) votava contro, identificando l’interesse del territorio non nella crescita di Malpensa ma nel suo contenimento.

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Pubblicato il 21 Settembre 2007
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