Tonsille e adenoidi vietate a Varese. I pazienti dirottati a Gallarate
Dal trasferimento nel nuovo monoblocco, l'attività del professor Castelnuovo, primario di otorino, si è drasticamente ridotta: «Non c'è personale»
Un vero paradosso. La situazione in cui versa il reparto di otorino dell’ospedale di Circolo ha dell’incredibile: la tecnica endoscopica adottata dal professor Paolo Castelnuovo, nel trattare infiammazioni o i tumori del cranio, gli ha reso una fama internazionale, ma, all’interno del Circolo, l’unica seduta operatoria giornaliera di cui dispone ha creato anche una lista di attesa di oltre 3000 pazienti, la più lunga di tutto l’ospedale.
«Nel vecchio reparto – commenta il primario – disponevo di due sale operatorie oltre ad una terza che potevo prendere da neurochirurgia. Con il trasferimento, c’è stata una riorganizzazione che ha penalizzato tutti. In particolare, io sono sceso a una sedtua quotidiana e così la lista d’attesa si è allungata a dismisura. Il nuovo monoblocco offre potenzialità tecnologiche e percorsi medico-sanitari di ottimo livello, se supportati, però, da personale sufficiente, personale che oggi non c’è».
Così, a farne le spese sono soprattutto i "pazienti d’elezione", quelli, cioè, che non presentano patologie gravi o urgenti o pericolose. Ad esempio, tra "gli esclusi" ci sono i tanti bambini alle prese con le tonsille infiammate o con le adenoidi che intasano i canali. Per loro, le porte del Circolo sono chiuse e devono bussare al Sant’Antonio di Gallarate: «In effetti abbiamo riscontrato un aumento delle richieste provenienti dal nord della provincia – spiega il primario di Gallarate Alberto Premoli – sono aumentati i pazienti in tutte le casistiche di otorino. Molti, è vero, sono i bambini, tant’è che la nostra lista d’attesa dedicata è passata da due a cinque mesi».
La tecnica endoscopica utilizzata dal professor Castelnuovo permette di asportare patologie infiammatorie o tumori penetrando dalle cavità nasali senza aprire lo schletro facciale. Attualmente, il primario di Varese vanta una casistica tra le più elevate a livello internazionale.
«Spero che la situazione si sblocchi entro breve tempo – auspica il professore – non si può continuare in questo modo a meno di non ammettere davanti alla cittadinanza che l’ospedale cura solo i casi più gravi. Attendo risultati entro breve tempo, magari con l’attivazione entro la fine di ottobre della Day surgery al Circolo: attualmente non abbiamo risorse professionali sufficienti per operare al Del Ponte. Inoltre, si sta lavorando per recuperare altre sedute operatorie. Spero che la situazione cambi presto. Così non si può più continuare».
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