I giovani interpretano l’Olocausto

Inaugurata alla media Vidoletti la mostra "I segni della memoria". Gli studenti della provincia hanno realizzato alcune opere per ricordare gli orrori nazisti

L’Istituto Comprensivo di Varese 3 “ A.Vidoletti” e  il Liceo Artistico “ Frattini” di Varese, hanno allestito, in occasione del 27 gennaio 2008, la sesta edizione de “ I segni della memoria”.  
   

Si tratta di un’esposizione di opere artistiche  di alunni e studenti delle secondarie e delle primarie della provincia, patrocinato dal Comune di Varese, dall’ANPI, dall’ANED,  dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Varese e dall’Istituto Varesino Luigi Ambrosoli per la storia dell’Italia contemporanea e del movimento di liberazione. Le opere sono ospitate nei locali della scuola primaria di secondo grado Vidoletti e sarà visitabile fino al prossimo 5 febbraio, in orario scolastico ed extrascolastico.


 
L’obiettivo, che si sono prefissi gli organizzatori, è quello di rafforzare nei giovani partecipanti  sentimenti di solidarietà, di pacifica convivenza, di rispetto della libertà e della dignità umana.

«Si tratta di un contributo originale e nuovo, per la nostra scuola – ha commentato il dirigente Antonio Antonellis  che merita di essere valorizzato, conosciuto, perchè resti viva la memoria anche attraverso la creatività, l’immaginazione e la riflessione dei nostri alunni e studenti, che hanno cercato di interpretare  eventi drammatici che hanno segnato  la storia della prima  metà del novecento in Italia e in Europa. Le opere realizzate dagli studenti si configurano come un viaggio nel tempo, di un tempo in cui sono stati toccati gli abissi della barbarie e dell’intolleranza. Nella mostra non c’è un prima e un dopo, ma l’immagine dell’immensa tragedia  vissuta da un intero continente. Le realizzazioni non hanno una specifica fisionomia, non c’è un percorso cronologico o tematico ma è un momento di riflessione  collettiva. Le opere parlano soprattutto di inquietudini, nel loro aspetto fortemente simbolico, dicono di angosce non descrivibili, di attese dell’uomo, vittima dello sterminio. La deformazione espressionistica e surreale, il cromatismo violento di alcune opere, sono il simbolo di una  umanità lacerata dalla violenza subita. La presenza dello studio di “ Guernica” di Picasso è significativa. Guernica urla l’orrore del bombardamento della cittadina basca. Ma potremo dire forse che la realtà di quell’immagine non si attaglia alla crudeltà della guerra odierna, che il mondo di oggi non vive la sua terrificante “Guernica” negli eventi che periodicamente in alcune parti si verificano? L’uomo senza memoria è in balia del destino è un uomo a cui manca l’energia di opporsi alle eventuali ricadute cui l’eterna dialettica del bene e del male induce. Le ricadute, però, non sono un fatto inevitabile, cui presiede un destino preventivamente segnato. L’uomo è artefice del proprio destino: l’indifferenza e il non impegno hanno segnato nella storia il predominio delle forze negative. L’arte, quindi, non ha esaurito la sua funzione. La fenomenologia dell’arte in un certo momento storico ha un alto valore di insegnamento, ci spinge non solo a comprendere meglio quei fatti storici, ma a compararne la memoria con il mondo in cui viviamo: sicuro argine, questo, al pericolo che sciagurate evenienze storiche abbiano a ripetersi tragicamente.

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Pubblicato il 28 Gennaio 2008
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