«Strage di Erba, operazione eseguita come un commando»

Sala conferenze della biblioteca gremita di persone per l’incontro con il giornalista Pino Corrias, autore del libro “Vicini da morire”

L’isolamento sociale alla base del strage di Erba. Quella compiuta da Olindo e Rosa quell’11 dicembre del 2006 quando uccisero a sangue freddo i vicini di casa, tra cui un bambino di pochi mesi. Il tutto perché non li lasciavano vivere in pace. I fatti sono ormai conosciuti, ma nella serata di martedì in biblioteca a Tradate, il giornalista Pino Corrias, autore del libro “Vicini da morire” (Mondadori), intervistato dal giornalista Silvio Peron di fronte a una sala conferenze gremita di persone, a una settimana dall’inizio del processo ai protagonisti della vicenda, è voluto andare oltre ai fatti e far emergere una realtà sociale alla base del gesto. «Anche venendo qui stasera da Milano – ha spiegato Corrias – si vede come non vi sia più la distinzione tra i paesi. Ma una serie di scatole colorate, centri commerciali, mobilifici, e quant’altro, che rendono il territorio tutto uguale. Ogni paese, soprattutto del nord Italia, sta perdendo la propria identità, e quindi le persone stesse perdono la propria appartenenza a un territorio, a un modo di essere».

«In questi anni – ha proseguito – stiamo vivendo un assaggio epocale, ancor maggiore del Dopoguerra quando milioni di italiani del sud vennero al Nord, ma erano pur sempre italiani. Oggi sono gli stranieri a cercare una nuova casa, con relativo cambio culturale. Non è razzismo, ma la presa di coscienza di un ricambio decisamente culturale».
Corrias ha così ricostruito tutti i passaggi della strage: la preparazione di Rosa e Olindo, che ci pensavano da oltre un mese, stufi della vita di Raffaella; la scelta delle armi bianche: una mazza di ferro presa in una discarica per lui, un coltello da cucina per lei; l’esecuzione della strage n 8 minuti, con il bambino fatto tacere da lei; la freddezza della preparazione: guanti, vestiti da buttare, telo per spogliarsi dopo aver compiuto “l’assalto”, distribuzione dei sacchi con armi e vestiti nei primi cassonetti che sarebbero stati svuotati l’indomani; la sceneggiata a Como a mangiare un hamburger per crearsi un alibi; lo stupore davanti a vicini e televisioni su quanto accaduto. Agghiacciante: «Un’operazione eseguita come un commando, preparata nei minimi dettagli».

«Olindo e Rosa non avevano nessuno, solo loro stessi e quell’appartamento – ha spiegato Corrias -. Avevano anche un Camper con cui facevano qualche gita, ma anche il camper è una ricostruzione del proprio appartamento, un mondo per girare il mondo senza mai abbandonare le proprie cose o il proprio modo di vivere. Non avevamo amici, avevano litigato con tutti i parenti e vicini. Non avevano nessun tipo di confronto. C’erano già state delle liti con Raffaella, ma era impensabile che si potesse arrivare a compiere uno dei delitti più efferati della Storia d’Italia. Tanto da arrivare non a confessare, ma rivendicare quanto accaduto: Rosa e Olindo infatti hanno sempre sostenuto che le loro vittime si erano cercati quella lezione».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 23 Gennaio 2008
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