Italia e Svizzera a confronto per riconoscere i titoli della formazione
Venerdì 22 febbraio alle Ville Ponti si svolgerà il convegno "Apprendistato e formazione: il riconoscimento dei titoli di studio fra Italia e Svizzera"
Studiare in Italia e lavorare in Svizzera o viceversa.
Per laureati e diplomati è ormai una realtà consolidata: negli accordi bilaterali è stata dettagliatamente descritta la reciproca riconoscibilità. Rimangono, invece, da inquadrare le figure che escono dalla formazione professionale, un sistema che in Svizzera poggia sull’apprendistato, con notevoli differenze rispetto al modello italiano.
Per capire le diversità ed individuare il modello di confronto su cui costruire una metodologia condivisa, venerdì 22 febbraio, al centro congressi Ville Ponti si svolgerà un convegno dal titolo: "Apprendistato e formazione: il riconoscimento dei titoli di studio fra Italia e Svizzera".
L’iniziativa è promossa all’interno del progetto "Rafforzare la collaborazione transfrontaliera Italia-Svizzera" del Consiglio sindacale Interregionale Ticino Lombardia Piemonte con il supporto dell’Unione europea, del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, del portale Eures, dell’Agenzia regionale lombarda per l’Istruzione, l Formazione e il Lavoro e della camera di Commercio di Varese.
In particolare, sanno prese in considerazione tre figure formative molto frquenti: il muratore, l’operatore socio sanitario e l’aiuto cuoco.
Nel Canton Ticino, al termine delle scuole medie i ragazzi devono scegliere tra l’istruzione o l’apprendistato. Quest’ultimo consta di tre anni di studio con un approccio fortemente lavorativo. Sono le stesse istituzioni ad assicurare ad ogni apprendista un posto di lavoro.
Il riconoscimento reciproco è una questione fondamentale per l’inquadramento dei frontalieri: il titolo di studio, infatti, assicura un certo inquadramento contrattuale. Non riconoscere la preparazione acquisita equivale ad assumere a costi più bassi, rispetto agli standard nazionali, la manovalanza straniera.
Attualmente, i frontalieri sono 39.000 e di questi varesini fanno la parte del leone. Dopo una crisi degli anni ’90, nel ventunesimo secolo, la richiesta di lavoratori italiani è aumentata: non solo le fasce medio basse. Tra le figure più richiste, quelle da inserire nel terziario, come informatica o commercio, ma anche in sanità.
Dopo il primo appuntamento svoltosi a fine novembre a Chiavenna quando si parlò di turismo e quello di venerdì prossimo dedicato alla formazione, chiuderà il ciclo di appuntamenti un convegno in programma a Como il 13 marzo in cui si analizzeranno i nuovi flussi transfrontlieri alla luce delle innovazioni introdotte bnel giugno scorso quando è caduto il requisito della residenza in territori limitrofi alla Svizzera.
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