Malpensa, c’è l’accordo salva-lavoratori
la firma al Ministeso del lavoro, arrivano i fondi per gli ammortizzatori sociali ai dipeennti colpiti dall'addio di Alitalia
Il ministero del Lavoro e della previdenza sociale ha siglato l’accordo tra governo, sindacati, enti locali lombardi (Provincia e Regione) e Sea sugli ammortizzatori sociali previsti per far fronte al disimpegno di Alitalia su Malpensa. Lo hanno reso noto i sindacati a margine della conferenza stampa del ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, arrivato a Malpensa per incontrare i lavoratori. Ci sono stati minuti di tensione, in un primo momento sembrava che l’esecutivo avesse posto come condizione necessaria per la firma la rinuncia di Sea alla richiesta di indennizzo di 1,25 miliardi di euro avanzato nei confronti di Alitalia. Si è arrivati alla firma dopo una mattinata di trattative. I lavoratori di Sea potranno usufruire dei 18 milioni inseriti nella Finanziaria, mentre altri 40 sono stati stanziati per il
Positivo il commento di Palazzo Chigi. Il ministro Cesare Damiano in una nota ha commentato: «Con l’accordo di oggi il governo onora l’impegno assunto con i lavoratori della Sea di garantirne la continuità del reddito e dell’occupazione a fronte della contrazione da aprile delle attività dello scalo di Malpensa derivante dal nuovo orario estivo di Alitalia – ha detto il ministro del Lavoro -. Contemporaneamente il governo chiede che Sea ponga in essere ogni comportamento coerente con la finalità di favorire la positiva conclusione dell’accordo tra Air France e Alitalia ritirando il ricorso presentato contro quest’ultima. Da tale accordo dipende difatti il futuro, di comune interesse, di migliaia di lavoratori di tutta Italia e dunque anche di quelli che operano nello stesso aeroporto di Malpensa. In caso contrario
Soddisfatti i sindacati che però denunciano una situazione sempre più preoccupante: «Le richieste di cassa integrazione arrivano a ritmo continuo – spiegano le parti sociali -. Oltre ai 900 lavoratori di Sea ce ne sono almeno altri 400 per i quali le procedure di messa in mobilità con relativo accesso alla cassa integrazione sono già partite. È necessario vigilare e fare in modo che siano tutelate tutte le categorie, per primi i lavoratori precari che sono quelli che rischiano di più».
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