Malpensa, parte la cassa integrazione

1300 le richieste tra Sea e indotto, stagionali e interinali lasciati a casa: si fa sentire la riduzione di aperatività di Alitalia

La crisi arriva a grandi passi a Malpensa. Il nuovo orario estivo di Alitalia, che entrerà in funzione il prossimo 31 marzo, si porterà dietro tagli (di voli, ma non solo) e licenziamenti: la riduzione di operatività della compagnia di bandiera (da 170 a 50 movimenti al giorno), prima ancora di quelle che saranno le sorti del vettore tricolore (AirFrance sì, AirFrance no), si fa sentire soprattutto tra i lavoratori. Dopo le tantissime parole dette e sentite negli ultimi mesi, adesso è il momento di fare i conti con i freddi numeri: le richieste di cassa integrazione arrivano in quantità. Sea, la società che gestisce lo scalo varesino e quello di Linate, ne ha avviate 900, finanziate con i fondi stanziati in Finanziaria (18 milioni di euro per il 2008). I sindacati sono sul piede di guerra, trattano ad oltranza per limitare i danni e minacciano azioni contro quelle che definiscono «decisioni unilaterali gravissime – spiega Mario Prati dell’Sdl -. Hanno cambiato gli orari di inizio turno, il primo parte alle 4 di mattina per il cambio di orario, alcuni dovranno spostarsi a Linate e non avranno indennizzi di trasferta. Oltre a sorbirsi la cassa integrazione, dovranno anche pagare due ore più due ore di viaggio fino a Milano. Per ridurre i costi gravano sulle spalle dei lavoratori, in barba agli accordi presi in precedenza».  

A rischio non ci sono solo i lavoratori messi in cassa integrazione, ma anche gli stagionali (120) ai quali è scaduto il contratto il 24 marzo, e gli interinali (500) ai quali scadrà il contratto il 31 marzo prossimo: venerdì 28 ci sarà un incontro per tentare di farli assumere a tempo determinato, ma gli spazi di trattativa sono stretti. Già circa 300 persone hanno perso il posto da tre mesi a questa parte, altri rischiano di perderlo nelle prossime settimane. Le società che hanno richiesto la cassa integrazione (pagata con i 40 milioni messi a bilancio dal ministero del Tesoro) sono già parecchie e da tutti i settori: le richieste ufficiali sono al momento 390, alle quali devono essere sommate le 900 di Sea e i 500 interinali. La situazione potrebbe però peggiorare per il settore merci: Alha, società leader del settore a livello nazionale con 650 dipendenti (compresi quelli assunti tramite le cooperative) basati a Malpensa, con l’ipotesi di chiusura del Cargo Alitalia nel 2010 potrebbe aumentare di molto le 100 richieste di cassa integrazione avanzate finora. Ci sono poi aziende che chiudono completamente i battenti, come EuroHandling, società che gestiva i magazzini ricambi per Alitalia: i 25 dipendenti verranno lasciati a casa dal 31 marzo per cessata attività. I tecnici Alitalia impiegati a Malpensa sono destinati al trasferimento (40 a Roma) e alla cassa integrazione (circa 40), mentre piloti, assitenti di volo e personale di terra aspettano l’evoluzione della trattativa Alitalia-AirFrance/Klm. Infine ci sono i lavoratori del commercio e del settore alberghiero: per loro le decisioni sull’eventuale cassa integrazione arriveranno solo tra qualche mese, quando cioè si faranno sentire le conseguenze della riduzione di operatività di Alitalia a Malpensa. Il 31 marzo ci sarà un ulteriore incontro in Regione Lombardia con tutti i protagonisti della partita: la sensazione è che per buona parte dei 18 mila lavoratori di Malpensa sarà molto dura.

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Pubblicato il 25 Marzo 2008
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