Pro Patria, (quasi) novant’anni di passione
Una serata "fra amici" per ricordare i "tigrotti" di ieri e di oggi, affratellati dall'affetto dei tifosi: sul palco Guido Visco, Mario Beretta, Antonio Manicone
Parlare di Pro Patria è un esercizio antico e caro ai bustocchi (e non solo), farlo nel modo più adatto è sempre difficile. Lo spazio è tiranno e non ci permette di raccontare tutti gli aneddoti delle vecchie glorie, la passione di tifosi, ex giocatori, tecnici e dirigenti testimoniate lunedì sera ai Molini Marzoli nella serata organizzata dal club amici Pro Patria "Forza Tigri" di Busto Arsizio in vista del 90esimo non minuto, ma anno, della Pro Patria: il prossimo per la precisione. Introdotti da Fabio Zaffaroni del Forza Tigri, moderati dai giornalisti Andrea Della Bella e Ottavio Tognola, si sono avvicendati ai microfoni Giorgio Giacomelli, storico della Pro degli anni ruggenti, Guido Visco, giocatore di quei tempi formidabili (ebbe l’onore fra l’altro di indossare la maglia del Grande Torino), Mario Beretta, allenatore del Siena che da Busto Arsizio mosse i suoi primi passi da tecnico approdando subito ai playoff, e Antonio Manicone (foto), giocatore di classe dalle mille esperienze, che viceversa chiuse sul prato dello Speroni, tra una verticalizzazione e una geometria raffinata delle sue, la sua lunga carriera tra i professionisti.
Segno distintivo della serata è stato il richiamo ripetuto alla
famiglia Vender, presente in prima fila e a più riprese lodata per il suo contributo, a restare. «Per i prossimi cinquant’anni» dirà un ex presidente biancoblu come Giancarlo Colombo, commentando tristemente sull’immobilismo che in caso contrario prevarrebbe ancora una volta: e il timore che i Vender lascino da qualche tempo circola. Rassicurazioni esplicite non ne vengono, ma l’ad Roberto Vender (nella foto a destra) dà fondo alla sua passione raccontando la "malattia" di un calcio dove le partite «cominciano il venerdì» e i risultati raramente coincidono con le attese, nel bene e nel male. Il tutto in mezzo a tifosi di una specie tutta particolare.
Giacomelli racconta di come nel 1919 i reduci della Grande Guerra formarono la Pro Patria sulle ceneri dell’Aurora, prima (ma non unica) storica formazione calcistica bustese dal 1907. Seguì il club gagliardo degli anni Venti e Trenta, in serie A con campioni "indigeni" come Attilio Marcora detto Caramella, primo nazionale dall’Alto Milanese, o Carletto Reguzzoni. E ancora i record dello squadrone anni Quaranta, quello che in serie B guadagnò la promozione nel ’46/’47 vincendo venti partite di fila in casa, quello del compianto Enrico Candiani con le sfide leggendarie con le "grandi", raccontate da Visco che ne fu protagonista sia con che contro la Pro. E ancora, le squadre più recenti, quella che sfiorò il ritorno in A negli anni Sessanta, ricordata da Carlo Regalia, o quella che dieci anni dopo in amichevole fece vedere i sorci… biancoblu alla nazionale di Fulvio Bernardini e si meritò i complimenti di capitan Facchetti. E se duole ricordare il declino, in certi momenti drammatico, dei colori biancoblu fino ai primi anni Novanta (in Eccellenza…), i nomi e i volti del rilancio sono lì: Mario Beretta, allenatore del primo anno dopo la provvidenziale fusione con la Gallaratese neopromossa in C2, e Antonio Manicone, a cui il colpaccio di passare in C1 riuscì sul campo. Memorabile il doppio 1-0 sulla Sangiovannese, i due gol più pesanti degli anni recenti in biancoblu. Sullo schermo scorrono le immagini dei match memorabili di questi anni: chi c’era allo Speroni il giorno della promozione, ormai quasi sei anni fa, non può dimenticare. E anche il 4-3 al Genoa di Vavassori due stagioni fa e il 4-2 in nove al Pisa l’anno scorso assurgono giustamente a leggenda, in mezzo a tante partite anonime o sfortunate.
Manicone e Beretta riconoscono in coro l’unicità dell’attaccamento di bustocchi e non solo ai colori dei tigrotti. «Ho girato tutta l’Italia da Licata a Udine» ammette "Manico", «ma raramente ho visto tifosi così affezionati, dagli anziani ai giovani. E quella biancoblu è na maglia che pesa da indossare, senti il passato, i campioni che l’hanno messa». E così Beretta, accolto da caldissimi applausi: lui, nel suo anno bustocco, ha vinto quattro derby, stendendo Varese e Legnano come birilli. I tifosi ricordano e ringraziano.
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