Neurologi e neurochirurghi insieme per curare il Parkinson
All'ospedale di Circolo tutte le terapie disponibili, dai trattamenti medici alla stimolazione cerebrale profonda
L’Ospedale di Circolo dispone di un sistema completo ed integrato per la cura del morbo di Parkinson. Grazie all’intensa collaborazione tra le UU.OO. di Neurologia, diretta dal prof. Giorgio Bono, e di Neurochirurgia, diretta dal prof. Giustino Tomei, oltre che alla collaborazione delle UU.OO. di Riabilitazione e di Farmacologia, infatti, ai pazienti affetti da questa patologia, la seconda malattia neurodegenerativa per frequenza dopo le demenze, viene garantita tutta la gamma degli accertamenti diagnostici più avanzati, dei trattamenti farmacologici tradizionali e più innovativi (pompa Duodopa) fino ai più delicati e complessi interventi di Neurochirurgia (Neurostimolazione).
Fulcro di questo sistema è il ‘Centro Parkinson e Disordini del Movimento’ dell’Ospedale di Circolo, avviato nel 1996 dal prof. Giorgio Bono e dalla prof. Emilia Martignoni, a cui fanno capo gli ambulatori di viale Monterosa. Il Centro varesino fa parte della Rete regionale Parkinson, coordinata dall’IRCCS Neurologico Mondino di Pavia, e rappresenta un importante riferimento per la terapia, la ricerca e la sperimentazione: «Stiamo lavorando per lo sviluppo di nuove terapie – spiega il prof. Bono – I nuovi traguardi prevedono un approccio combinato della Levodopa, capostipite dei farmaci per il trattamento di questa malattia, con i più recenti dopaminoagonisti ed altri composti atti ad inibire la degradazione della Levodopa».
Al Centro Parkinson del Circolo accede, ogni anno, un numero crescente di pazienti, il 10% dei quali provenienti da fuori Provincia. Solo nel 2007 gli accessi sono stati 1.250, di cui 160 prime visite, e per quest’anno, sulla base dei dati dei primi quattro mesi, si prevedono oltre 1.400 accessi, con almeno 200 prime visite di presa in carico. Nell’ultimo biennio, inoltre, con la collaborazione dei Gastroenterologi del Circolo, sono già state inserite con successo, in un sottogruppo di pazienti, le pompe di Duodopa, un dispositivo per somministrare in modo continuo a livello duodenale un particolare gel che agisce su quei pazienti che, giunti ad uno stadio avanzato della malattia, non rispondono più alla tradizionale terapia farmacologica orale a base di L-Dopa.
L’Ospedale di Circolo di Varese è, poi, uno dei quattro centri in Lombardia (non più di dieci in Italia) che praticano gli interventi di neurostimolazione cerebrale profonda (DBS) per la cura del morbo di Parkinson. Dall’inizio dell’anno, nelle sale operatorie della Neurochirurgia dell’Ospedale di Circolo di Varese, ne sono stati effettuati già 3. Si tratta di operazioni di grande complessità, rese possibili dalla stretta collaborazione tra l’U.O. di Neurochirurgia e quella di Neurologia, oltre che dalla dotazione di apparecchiature tecnologiche altamente sofisticate di cui l’Azienda Ospedaliera dispone: il neuronavigatore, acquistato nel 2004, e il nuovo casco stereotassico, acquistato nel 2007.
Grazie a questo tipo di interventi eseguiti dal dottor Alessandro Dario, neurochirurgo, e seguiti dal punto di vista neurofisiologico e clinico dall’équipe dei neurologi del Centro Parkinson, i pazienti affetti dal morbo di Parkinson per i quali le terapie mediche non si rivelano più efficaci hanno la possibilità di un significativo recupero dello loro performance motoria. «Gli impianti di DBS vengono proposti ad un gruppo ben selezionato di pazienti, – tiene a precisare il prof. Giustino Tomei, Direttore dell’U.O. di Neurochirurgia – quelli che presentano certe caratteristiche cliniche. È bene, infatti, tenere presente che dietro l’ampia etichetta ‘morbo di Parkinson’ rientrano tante varianti della malattia, ciascuna con le proprie peculiarità, che causano disturbi differenti. Ciò premesso, è innegabile che la stimolazione cerebrale profonda possa in futuro trovare un più vasto campo di applicazione, offrendo ad un numero maggiore di pazienti affetti dal Parkinson la possibilità di muoversi e camminare».
Nel dettaglio, la stimolazione cerebrale profonda consiste nel posizionamento, in anestesia locale, di due elettrodi sottilissimi nei nuclei subtalamici, una parte del cervello posta in grande profondità. A rendere ancora più complicato l’intervento è il fatto che l’area da trattare ha una dimensione di soli 3-4 millimetri: ecco quindi la necessità di disporre di un neuronavigatore, in grado di indicare al chirurgo con estrema precisione la posizione degli elettrodi e il punto ottimale su cui agire, e del casco stereotassico, una struttura che mantiene fissa la testa, riduce al minimo il margine di errore e permette con estrema precisione il posizionamento degli elettrodi.
«Fondamentale per praticare questi interventi – aggiunge il prof. Tomei – si rivela la collaborazione con la neurologia del nostro Ospedale, perché è il neurologo che, seguendo i pazienti fin dall’esordio della malattia, individua quelli che possono sottoporsi al trattamento e li accompagna anche in sala operatoria, per scegliere, insieme al neurochirurgo, come posizionare il neuropeacemaker in maniera ottimale per ciascuno di loro». Successivamente, una volta dimesso il paziente, il Neurologo lo segue regolando la stimolazione elettrica e la terapia farmacologia nell’ambulatorio dedicato al Parkinson in viale Monte Rosa.
«Tutte queste attività – concludono Bono e Tomei – configurano un sistema funzionale e all’avanguardia dove le competenze di numerose specialità delle neuroscienze e di altre aree convergono nell’aiuto del paziente e nella ricerca scientifica, nel contesto di una patologia cronica e progressivamente invalidante la cui prognosi risulta significativamente migliorata con le nuove tecniche negli ultimi anni».
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