Piani Integrati, respinti gli emendamenti delle opposizioni
Una scelta necessaria per non snaturare lo strumento urbanistico secondo Lega e PdL. Broglia: "Ma se li approvassimo, nessuno investirebbe più a Samarate"
A neanche una settimana dal passaggio in commissione, approdano in consiglio le proposte di emendamenti al documento di inquadramento dei Piani Integrati d’Intervento, lo strumento urbanistico che permette la riqualificazione di aree dismesse.
Emendamenti necessari, secondo Stefano Cecchin (PdL), per correggere criticità che «snaturano l’utilizzo dello strumento dei Piani Integrati». Le modifiche proposte dall’opposizione chiedevano una maggiore documentazione per i piani (in particolare con l’inserimento di rendering fotografici che illustrino l’inserimento degli edifici nel contesto), la limitazione dell’altezza massima degli edifici ad un massimo del 20% in più delle zone circostanti; l’abbandono del ricorso massiccio alla monetizzazione degli oneri di urbanizzazione ai casi in cui questa sia “la soluzione più valida per l’interesse collettivo”. Da ultimo, la limitazione del concetto di “area dismessa” alle sole aree in cui non si svolga più alcuna attività produttiva: una modifica che secondo il PdL eviterebbe possibili speculazioni edilizie su aree in cui è attiva ancora qualche forma residuale di attività.
La speranza dell’opposizione era che almeno su alcuni degli emendamenti ci fosse una disponibilità all’accoglimento. Almeno questa era stata l’impressione che i rappresentanti del PdL avevano ricavato dal dibattito in sede di commissione, mercoledì scorso.
La maggioranza ha invece respinto – per bocca di Sergio Broglia (PD) – tutte le proposte, pur riconoscendo che «la validità del documento». «Ma le premesse sono inaccettabili, sottintendendo che non ci sia trasparenza e correttezza nell’operato dell’amministrazione. Il documento di inquadramento dice l’opposto: abbiamo introdotto elementi di maggiore tutela». Al di là delle premesse giudicate inaccettabili, la preoccupazione della maggioranza è che l’accoglimento degli emendamenti targati PdL – e in particolare quello relativo al concetto di aree dimesse – finisca per bloccare gli interventi futuri, complicando eccessivamente l’iter. «C’è il rischio, visto anche il contesto, soprattutto per in riferimento a Gallarate, che non arrivino più proposte dagli operatori» ha concluso Broglia, ricordando che ad oggi l’unico piano integrato approdato in consiglio è quello riguardante l’area della ex manifattura Alceste Pasta.
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