Fatalità singole, responsabilità diffuse

Qualche riflessione a margine dei ripetuti incidenti a danno di ciclisti

Ciclisti ancora una volta vittime di gravi incidenti. Tre nel giro di pochi giorni: Pierina Valenti, 60enne casalinga, travolta e uccisa da una betoniera in Largo Crivelli, sull’asse di viale Trentino, due casi ieri: la 21enne fagnanese P.C. finita sotto un’autoarticolato e gravissima in ospedale, sempre ieri in serata un’altra donna in sella a una due ruote silenziosa finisce arrotata da un pirata della strada che fugge via invece di soccorrerla. Tre incidenti che ripropongono con forza il tema della sicurezza stradale, della convivenza fra bestioni e bestioline motorizzate e chi si muove, o cerca di farlo, a bassa velocità e senza inquinare.

La conseguenza da cui fuggono i pirati a quattro ruote, chiunque abbiano investito, pedone o ciclista, più che penale è personale: fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni. Lo stesso viene periodicamente chiesto anche agli amministratori delle città, che pure non investono nessuno, ma hanno responsabilità sia pure generali e generiche su tutto quanto attiene strade e traffico. Quando il pallottoliere dei morti e feriti s’impenna, la sedia si arroventa. Su questi amministratori, in realtà, grava un’eredità pluridecennale che costituisce il migliore alibi per discolparsi e non agire: "la città è fatta così e cosà da sempre", "questo è il sistema, prendere o lasciare". Un’urbanistica data e inamovibile e i costi proibitivi di ogni serio intervento rimandano alle calende greche l’affrontare nodi di paurosa complessità, che richiamano problematiche ben più vaste: quelle di un modello di società, prima ancora che di una data area urbanizzata. Qui si sconfina nei massimi sistemi: ma quando il sangue bagna le strade, e lo fa in determinati luoghi di grande passaggio, è nello specifico la cittadinanza residente che, in prima persona o per delega di comitati e consiglieri comunali, lamenta, propone, osserva, ammonisce, polemizza. Il parafulmine di turno – assessore o sindaco – subisce, abbozza, contrattacca, tuona, deplora, dispone. Uno schema immancabile, al termine del quale si dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) riuscire a costruire qualcosa di meglio in termini di sicurezza stradale.

I problemi dell’Alto Milanese, la nostra "città infinita" dai nomi diversi ma dall’unica realtà, sono tanti, ma il più tragicamente urgente ed eveidente è quello dei troppi morti ammazzati sulle strade: citeremo solo i più deboli, quelli scontratisi in bicicletta con un camion. Sono finiti sotto furgoni mentre portavano le rose alla tomba della moglie, sono stati stritolati da un Tir mentre affrontavano una rotonda nella mezza luce di un tramonto autunnale, non visti e schiacciati durante una manovra, stroncati a quattordici anni mentre andavano a comprare un regalo per l’amica del cuore, centrati di sera in piazza mentre rincasavano. È da loro e per loro che bisogna ripartire e studiare soluzioni nuove, al di là di polemiche, scaricabarile e battibecchi che lasciano il tempo (e le strade) che trovano.

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Pubblicato il 19 Giugno 2008
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