Un nuovo Cpt vicino a Malpensa? I sindaci dicono “no”

Gelosa, Colombo e Cerutti contrari all'ipotesi ventilata in queste ultime ore: "Non ne sappiamo nulla, ma in quelle aree i progetti sono ben altri"

I clandestini che atterranno a Malpensa potrebbero ritrovarsi in un centro costruito apposta per loro a pochi passi dall’aeroporto.
Sulle pagine del Corriere Lombardia infatti è comparsa l’ipotesi di collocare un centro di permanenza temporanea (centro di identificazione e di espulsione) nuovo di zecca e grande il doppio di quello di via Corelli a Milano che ospita 112 persone (sarebbero quindi circa 200 quelle ospitate a Malpensa) tra i Comuni di Ferno, Lonate Pozzolo e Somma Lombardo. Un’idea nata per soddisfare le esigenze del decreto sicurezza elaborato dal ministro Roberto Maroni che vuole aumentare il numero dei centri e il tempo di permanenza dei clandestini all’interno di essi, da costruire ove possibile nelle vicinanze degli aeroporti. 
 

La notizia, che la Regione (proprietaria delle aree delocalizzate dove il nuovo centro dovrebbe essere istituito) non dà per certa dato che vanno ancora aperti i tavoli competenti, ha avuto l’effetto di una doccia fredda per i sindaci dei Comuni interessati, chiamati in queste ore al Pirellone per discutere il futuro di 289 famiglie nell’ambito del secondo bando di delocalizzazione: «Non ci posso credere – attacca Piergiulio Gelosa, sindaco di Lonate Pozzolo -. Con la Regione stiamo discutendo del futuro di quelle aree, si è parlato di demolizione e di volumi da spostare con studi e idee seri, non capisco come possano sorgere ipotesi del genere. Sono aree a ridosso dell’aeroporto, inadatte al residenziale, dove il rumore supera i 65 decibel di media: se non ci possono abitare persone che sono nate e cresciute qui non vedo come ci possano sistemare clandestini o altro. Sono regole che non possono valere solo per lonatesi, sommesi o fernesi, ma per tutti, bianchi, gialli o neri che siano». Duro anche il giudizio di Mauro Cerutti, primo cittadino di Ferno: «Non è pensabile una soluzione del genere – ha detto -. Sono per la linea dura. Non so nulla, nessuno ci ha detto nulla. Incontriamo la Regione da mesi proponendo progetti di riqualificazione di quelle aree, puntando a portare i volumi sotto il controllo del Comune e cercando di sistemare le famiglie ancora in attesa di trasferimento. Un centro di identificazione ed espulsione qui non si deve fare».  

Sulla collocazione esatta del centro non ci sono informazioni certe: si sa solo che l’idea del Viminale è quella di istituirlo nei pressi dello scalo di Malpensa e le aree di proprietà della Regione cascano a fagiolo nei progetti del ministero dell’Interno. Non la pensa così Guido Colombo, sindaco di Somma Lombardo: «Vivo con rammarico questa continua rincorsa di novità ad effetto – spiega -. Manca una regia, un obiettivo chiaro di quello che si vuole fare dei nostri Comuni. Ci incontriamo con la Regione, discutiamo dei problemi, dei vincoli che ci sono imposti, dei progetti che vorremmo realizzare e poi ci piovono addosso queste idee. Noi vorremmo che si giocasse a carte scoperte, che ci dicessero cosa vogliono fare realmente di Case Nuove: Sea ha manifestato interesse per le aree limitrofe allo scalo, ma non sappiamo per farci cosa. Stesso discorso per quanto riguarda la bretellina di collegamento tra Ferrovie dello Stato e aeroporto, inserito nelle infrastrutture chiave dell’Expo 2015, un collegamento importante, ma che non sappiamo ancora come verrà finanziato e quando sarà fatto. Piuttosto che fare voli pindarici e proposte stravaganti, sarebbe il caso di capire che non siamo una lontana provincia di Milano dove si può fare quello che si vuole». I telefoni sull’asse Malpensa-Regione-Ministero sono già caldi.

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Pubblicato il 05 Giugno 2008
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