Angeleri alla Prealpina come un direttore d’orchestra
Giornalista da trent'anni, da martedì ai vertici del giornale racconta a Varesenews progetti, sogni e ricordi
Con la testa e il cuore nella musica classica e il sogno di passare gli
ultimi anni da direttore d’orchestra, da martedì Giancarlo Angeleri sarà il nuovo direttore della Prealpina. La sua vita si interseca con quella del giornale dal lontano 1977. “Allora insegnavo all’educandato femminile di Roggiano e grazie a Pierfausto Vedani presi il coraggio di presentarmi e propormi come corrispondente da Luino. Iniziai così, scrivendo dalla terra di Piero Chiara. Tre anni dopo venni assunto dalla Prealpina del lunedì e nel 1984 fu ancora Vedani, allora direttore, a volermi nella cronaca. Passai cinque anni nella redazione di Gallarate e poi arrivai a Varese a seguire gli interni ed esteri”. Poi la carriera, i vari ruoli fino ad arrivare ad essere il numero due. Sessanta anni, sposato con Manuela,due figli, Martina ed Emanuele, da martedì Angeleri entrerà nella stanza che vide al lavoro Mario Lodi, Mino Durand, Pierfausto Vedani, Gigi Gervasutti e Sandro Moser fino a Roberto Ferrario.
Sarà direttore dello storico giornale locale, come ci si sente?
«Con una bella responsabilità. Ho condiviso il lavoro del direttore Ferrario per quattro anni. Lui è un uomo straordinario nel vero senso della parola. Non conosce la routine. Ci ha insegnato a scrivere il giornale dalla parte del lettore. Questo è il miglior insegnamento che ci lascia e a questo vorrei rifarmi. Lui è un grande improvvisatore e quindi proverò a inventarmi il giornale giorno per giorno.»
Sta pensando a dei cambiamenti?
«No. Questa nomina arriva all’improvviso e con questa subito alcune scadenze importanti. Stiamo lavorando ai festeggiamenti per i 120 anni del giornale e per i mondiali di ciclismo. Fino ad allora non faremo niente di nuovo, bastano questi due eventi. Io ho una grande passione per la musica e quindi credo che i cambiamenti vadano fatti insieme con tutta l’orchestra.»
Qual è il suo sogno professionale?
«Un giornale senza direttore. Uno che coordini primo tra pari. Poi vorrei raccontare la città che cambia. Vedo grandi novità e basta passare da alcune zone per vedere come sia cambiato il territorio. Viviamo in una realtà multietnica e siamo sempre meno bosini. Questo è straordinario e vorrei saperlo raccontare per vivere tutti meglio.»
E con la Lega come la mette?
«La Lega ha tante anime. Io non sono leghista ma vedo un atteggiamento diverso oggi da parte di questo partito. C’è chi vorrebbe restare alla tradizione, alle proprie radici, ma c’è anche chi accetta il cambiamento e non vedo mai intolleranze. Io vivo nel quartiere di Belforte e ho imparato ad osservare l’evoluzione della città e credo che più che una questione ideologica o politica oggi sia un fatto di buon senso cercare l’integrazione di nuove popolazioni. Il giornale del resto è già cambiato con Ferrario e oggi abbiamo firme importanti che hanno grandi attenzioni a questi temi.»
Che rapporto vorrebbe con i suoi lettori?
«Prima di tutto dobbiamo avere una visione certa del nostro territorio. Dobbiamo offrire le notizie e anche i servizi che i nostri lettori vogliono trovare sul giornale. Dopo sarà necessario pensare altro e sollecitare sempre di più il cittadino a sentire come propria la Prealpina.»
Sta pensando a una maggiore integrazione del giornale con internet?
«Per ora no. I risultati raggiunti sono incoraggianti e molto positivi. Abbiamo tantissimi abbonamenti, ma sono persone che vivono lontane da Varese e quindi non possono acquistare il giornale. Oggi un cambiamento sul versante internet richiederebbe una diversa organizzazione e al momento preferiamo aspettare.»
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