Cosa nostra, confiscati beni di Giovanni Spera
E’ il figlio del braccio destro di Bernardo Provenzano. La direzione distrettuale antimafia di Palermo ha operato nel capoluogo siciliano
Il Centro Operativo DIA di Palermo, nei giorni scorsi, ha eseguito nel capoluogo siciliano ed in altre province del centro Italia, la confisca di beni immobili, imprese e conti correnti, per un valore complessivo di oltre tre milioni di euro, nei confronti dell’indiziato mafioso Giovanni Spera, nato a Belmonte Mezzagno (PA) il 9 giugno 1960.
Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione –, a firma del Presidente Dott. Antonio Tricoli, su proposta del Procuratore della Repubblica di Termini Imerese (PA) Dott. Alberto Di Pisa.
In particolare, le confische sono state effettuate, oltre che a carico dello Spera, anche nei confronti di suoi familiari o di persone comunque a lui legate ed hanno riguardato i seguenti beni:
– quattro appezzamenti di terreno siti in provincia di Palermo e dell’Aquila;
– due appartamenti siti in Palermo, zona Corso Calatafimi ed uno in Avezzano (AQ);
– l’intero capitale sociale, nonché i beni aziendali della Calcestruzzi Santa Rita s.n.c., con sede a Belmonte Mezzagno, C.da Casale;
– vari conti correnti bancari intrattenuti presso la filiale del Banco di Sicilia di Belmonte Mezzagno ed un deposito a risparmio nominativo della filiale di Capistrello (AQ) della Banca Popolare della Marsica.
Lo Spera è ritenuto socialmente pericoloso in quanto inserito nell’organizzazione mafiosa Cosa nostra, nell’ambito della quale riveste un ruolo di assoluta preminenza. E’ figlio del più noto Benedetto Spera, catturato nelle campagne di Mezzojuso il 30 gennaio 2001 dopo una lunghissima latitanza, già capo del mandamento mafioso di Belmonte Mezzagno, fedelissimo del clan corleonese, nonché braccio destro di Bernardo Provenzano.
Nel ‘94 Giovanni Spera si trasferì in Abruzzo, nella provincia dell’Aquila, allo scopo di sottrarsi ad una sanguinosa faida che, a partire dal luglio del 1991, si era scatenata tra la famiglia di appartenenza e fazioni contrapposte.
"Nel luglio del 1999 – si legge nella nota inviata dagli inquirenti – , a conclusione di indagini svolte dalla DIA di Palermo, venne arrestato in esecuzione di un ordine di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Palermo, per il reato di associazione mafiosa ed altro".
"Nel febbraio 2002 – continua la comunicazione – gli veniva inflitta, dalla Corte di Appello di Palermo, la condanna definitiva alla pena di cinque anni di reclusione. Con tale pronuncia veniva provata l’appartenenza di Giovanni Spera alla famiglia mafiosa capeggiata dal padre, con il quale condivideva pienamente la gestione di attività illecite.
Tra i beni sottoposti a confisca, particolare rilevanza assume la società Calcestruzzi Santa Rita s.n.c., costituita nel 1992 ed avente ad oggetto, inizialmente, il movimento terra, lavori edili ecc., cui si aggiunse, nel 1993, la redditizia attività di confezionamento di conglomerati cementizi e calcestruzzi. Nonostante una successiva serie di trasferimenti di quote ad altri soggetti, tra cui principalmente ad un cugino omonimo, gli accertamenti svolti hanno dimostrato la piena riconducibilità dell’azienda a Spera Giovanni. Ciò a dimostrazione di quanto vivo sia l’interesse dei soggetti mafiosi ad assumere anche le vesti di imprenditori, specie nel settore della produzione e fornitura di calcestruzzi, per partecipare direttamente ad appalti pubblici e privati".
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