Comune alla canna del gas, serve un intervento
Gli assessori hanno male al portafogli e non sono gli unici. Servono risorse da raccogliere localmente
Le dichiarazioni odierne dell’assessore ai servizi sociali Luigi Chierichetti fanno il paio con quelle dell’assessore ai lavori pubblici Girola di ieri: la solfa è la stessa, mancano i soldi.
La cosa comincia ad essere allarmante. Ci limitiamo a far notare che su questa strada si arriva al limite dell’abdicazione dell’ente pubblico ai propri doveri di base: vale per Busto Arsizio e per ogni altro Comune d’Italia, qui è ormai in discussione l’idea stessa di ente pubblico.
Da sette anni è stata modificata la Costituzione (Titolo V) ricostruendo i rapporti fra enti locali e Stato in senso favorevole ai primi, ma il federalismo fiscale, inteso come maggiori risorse ai Comuni è restato fin qui una chimera, governasse centrodestra (cinque anni su sette!) o centrosinistra, anche se ora pare (pare) che qualcosa si possa muovere, ma lo stesso Tremonti mette le mani avanti. Resta da sciogliere il nodo fondamentale: le risorse non devono più piovere dall’alto dopo suppliche ginocchioni perchè il governo centrale o l’onorevole di turno possa raccogliere applausi e consensi locali. In futuro, salvo esigenze eccezionali, la norma dovrà essere l’autosufficienza con risorse raccolte localmente. Il che significa la contemporanea e netta diminuzione delle imposte statali, lo sgonfiarsi degli apparati centrali a beneficio di quelle locali, più vicini al cittadino. E non è certo abolendo l’Ici senza già aver previsto tributi sostitutivi che si facilita la vita agli assessori al bilancio (a Busto, come gesto di pietà verso il futuro sventurato, non è stato ancora rinominato uno…).
Spetta dunque al governo – a questo governo, espressione delle stesse forze politiche che governano Busto Arsizio, rispondere ai cittadini. In testa proprio quelli che hanno votato partiti come la Lega Nord che da anni, fra un appello alla secessione e l’altro, predica il verbo del federalismo fiscale. Il tempo delle promesse è finito; e se ogni limite ha una pazienza, come diceva Totò, non si può assistere muti alla prospettiva della resa dei Comuni, fondamento e tesoro storico della Patria, per asfissia. L’alternativa è il ritorno al peggiore feudalesimo e alla legge del più forte.
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