La prima domanda dei ragazzi? “Quanti punti perdo?”

E' questo, secondo l'ispettore della polizia stradale provinciale, il primo quesito dei ragazzi che incontra nelle scuole. Ma alla fine vince il buon senso

Tutto nasce da una nota a margine sottolineata da Claudio Mare (foto), responsabile del 118 provinciale e rappresentante nell’incontro dell’azienda ospedaliera. Ma, soprattutto, uno dei docenti del "Progetto di prevenzione degli infortuni da traffico autoveicolare. Incidenza dell’assunzione di alcool e droghe".

«Certo un nome un po’ difficile, tratto da una delibera regionale. Però il progetto è sempre più seguito dai ragazzi – spiega Mare -Che, prima ancora di ascoltare quello che racconto io sulle conseguenze mediche della guida in stato di ebrezza e degli incidenti che ne derivano, fanno un sacco di domande al rappresentante della polizia provinciale. Più che altro per capire quali sono esattamente le loro responsabilità penali»

Temono che venga loro tolta la patente?
«Peggio: temono che tolgano loro i punti dalla patente».
Ecco qui, il punto di partenza per ragionare con i ragazzi delle superiori, quelli che diventeranno presto, o sono appena diventati, "neopatentati" a cui il progetto si rivolge con sempre maggiore successo. Perchè è davvero difficile spaventare dei ragazzi che, come avviene a quella età "pensano di essere immortali". Ma l’idea di non poter guidare il sabato sera dopo, di doversi pagare il corso di recupero punti, quella sì che è una minaccia.

«Sono però solo le prime domande che ci arrivano – spiega l’ispettore capo Aprile, della Polizia stradale, che con Mare ha partecipato a molti degli incontri organizzati durante gli anni, sviluppando una grande capacità di adattamento alle domande dell’uditorio – Quando comincio a parlare di quello che vedo o quello che succede, gli unici che restano un po’ spavaldi sono i ragazzi di terza superiore. Tra quelli di quinta, invece, c’è sempre qualcuno che ha amici già morti per incidenti, ed è capitato spesso che in classe alcuni ragazzi piangessero, o uscissero dall’aula. E, alla fine, le domande e la consapevolezza prendono una marcia diversa».

Con, a volte, anche simpatici risultati che danno il senso e fanno comprendere l’utilità di tutta l’opera volontaria portata avanti in questi anni: «Chi fa da docente al corso come me, poi è anche operativo sulle strade. E ci è già capitato di trovare ragazzi che al controllo dicono "Vede? Ho imparato quel che ha detto, non ho bevuto, ho fatto guidare altri al posto mio, come ci aveva detto in classe". E’ bello, sentirselo dire. Anche se mi è capitato però anche di ritirare patenti per i motivi opposti, e sentirmi dire: "e sì che in classe ce l’avevate detto". In quel caso, la risposta che gli diamo è semplice: noi vi avevamo avvertito di come sarebbe andata a finire».

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Pubblicato il 17 Novembre 2008
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