«Con la neve alta un metro, abbiamo camminato per tre ore»
Il racconto degli uomini del soccorso alpino che al buio hanno portato a valle il cadavere della vittima della sciagura aerea
«Quando l’elicottero della Guardia di Finanza mi ha lasciato nel bosco sono atterrato in un metro di neve, stava facendo buio e ci siamo messi subito in marcia verso l’obiettivo». Il giorno dopo Luca Boldrini, del Soccorso Alpino di Varese racconta come sono andate le operazioni di soccorso dopo lo schianto che nella giornata di ieri, 21 dicembre, ha tolto la vita a Luigi Altieri, esperto di volo a vela. L’obiettivo da raggiungere era la fusoliera dell’aliante e il recupero del corpo. Le operazioni sono state effettuate con l’ausilio di due elicotteri: uno della Polizia di Stato che ha verricellato due operatori esattamente sul punto del relitto, mentre altri quattro uomini del soccorso alpino sono stati fatti atterrare sul Monte Nudo da un velivolo della Guardia di Finanza. In tutto cinque soccorritori del Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) e uno dei vigili del fuoco.
Una volta appurato che per il pilota dell’aliante non c’era più nulla da fare, la preoccupazione principale per i soccorritori è stata quella di portare a valle il cadavere. La squadra appiedata dal Monte Nudo ha raggiunto con un’ora di cammino quella lasciata dall’elicottero sul punto dell’impatto.
«Poi ci siamo fatti strada fra le lamiere dell’aliante con la motosega – racconta Boldrini – e abbiamo estratto il corpo. Il velivolo è caduto di punta. Era buio pesto e ci siamo subito messi in marcia per portare a valle la salma».
Il punto in cui è stato trovato il relitto è esattamente 100 metri a valle rispetto al ripetitore del Monte Nudo, nel versante verso Castelveccana. La discesa non è stata facile. «Eravamo davvero al limite: le condizioni erano proibitive – racconta Boldrini – . Con la neve alta un metro abbiamo dovuto camminare tre ore al buio per scendere a valle, stremati, col ghiaccio negli scarponi».
In realtà un tentativo di raggiungere il luogo d’intervento sfruttando la strada provinciale 8, per arrivare al Cuvignone, era già stato tentato dal soccorso alpino nel pomeriggio di domenica. Con un mezzo 4×4 una prima squadra era uscita già nel pomeriggio ma successivamente il mezzo si era portato alla Mascioni, dove veniva allestito una sorta di campo base e atterraggio per gli elicotteri, gli stessi che hanno imbarcato il personale che poi è stato lasciato in quota.
«Alla fine ce l’abbiamo fatta – conclude Boldrini – siamo arrivati a valle che erano le 23. Fondamentale è stata la preparazione dei piloti degli elicotteri che hanno svolto un lavoro da manuale, portandoci il più vicino possibile al luogo d’intervento».
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