Il Rotary ricorda Dante Isella
Uomo e maestro prima che studioso e letterato. La testimonianza di due allievi a un anno dalla scomparsa. Il Club "La Malpensa" ha voluto ricordare il critico e filologo varesino
Titolare della cattedra di letteratura italiana prima a Pavia e poi al Politecnico di Zurigo, Isella è morto a Varese, dove era nato, il 3 dicembre
Unico evento del genere in tutta la provincia di Varese, il tradizione convivio rotariano del mercoledì ha visto l’intervento di due allievi del maestro, i professori Giordano Castellani e Biancamaria Travi. «Quello di sollecitare, curare e seguire i suoi discenti – li ha introdotti il presidente del Club, Andrea Bortoluzzi, nipote di Isella – era un compito che zio Dante assolveva con assoluta dedizione ed esemplare impegno».
«Ci ha insegnato la filologia – ha affermato Castellani, studioso affermato del poeta Umberto Saba – non come una tecnica, ma come un atteggiamento di ricerca storica della verità nei confronti di un testo o di un autore». Quella del filologo, ha aggiunto, è una «professione di verità» che permette di uscire dall’ambito soggettivo, tutto il contrario di quello che accade oggi, «dove si punta tutto sulle idee e i fatti servono soltanto per giustificarle». A testimonianza di ciò, «Carlo Porta è stato per il Isella il rapporto attraverso il quale immergersi nella ricerca dell’impegno civile della linea lombarda».
Dante Isella è stato un vero e proprio maestro e modello di lavoro che non aveva interesse a sfruttare i suoi studenti come bassa manovalanza, quanto invece il desiderio di entrare in contatto con la loro umanità più profonda. «La sua era un’indole particolare – ha spiegato Travi, docente di letteratura al Liceo Cantonale di Lugano – perché aveva la capacità di leggere nelle persone più che nei libri. Per me è stato così: Isella mi ha ascoltato e compreso, e mi ha aiutato a trovare la mia strada». Senza dimenticare però di trasmettere un approccio diverso nei confronti della materia: «i testi – ha proseguito – vengono studiati per essere restituiti alla vita, sono parabola viva prima che scritta».
«L’atteggiamento nei confronti della realtà, presa per quello che è, la cultura legata al fare, da figlio di un imprenditore, e il profondo sentimento morale», ha concluso Bortoluzzi, sono alcuni aspetti della sua figura che difficilmente potranno essere dimenticati.
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