L’audace fiammella del cardinal Tettamanzi
Un milione di euro dalla Chiesa a sostegno di quanti si ritrovano senza lavoro: e il Natale si fa solidale in una Lombardia sempre più post-industriale
Tra le tenebre della notte più lunga dell’anno, metafora di una “nottata” più angosciante, la cui oscurità si preannuncia dilatata per qualche anno ancora, l’Arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, ha levato alta la sua lanterna, per tener viva la speranza e dare conforto a quanti, fiduciosi, continuano a levare al cielo il loro sguardo. Certi di incrociare, sulla guglia più lunga del loro Duomo, la materna e illuminata benedizione dell’amata Madunìna.
Fosse stato un muezzin, l’avrebbe fatto dal minareto più alto della sua moschea. Data l’evidente “levatura”, alla Giovanni XXIII, ha preferito il più consono e liturgico ambone ambrosiano, per dar voce al messaggio concreto dell’iniziativa diocesana di un “Fondo famiglia-lavoro”. Un milione di euro attinto dalle offerte, dall’otto per mille e dai risparmi personali, per sostenere in qualche modo le sorti di “chi ha perso, sta perdendo o perderà nei prossimi mesi l’occupazione”.
Il cardinale non cita Pasolini, ma il monito all’edonismo riecheggia nelle bacchettate ai fautori del rilancio dei consumi, quale panacea economica e finanziaria alla crisi globale che attanaglia il mondo intero: “Siamo tutti invitati a cambiare uno stile di vita basato sul consumismo. Per tornare a una sana sobrietà, segno di giustizia prima ancora che di virtù”. Come a dire che l’ubriacatura da consumi non è la soluzione per dimenticare la crisi. Chiedendo con vigore e lampante lucidità: “Può dirsi etica un’economia che non mette al centro l’uomo, ma solo il profitto ad ogni costo?”
C’è una melodia di sottofondo, in questo Natale e in quest’ultimo scorcio di anno, che accomuna i vescovi nella loro collegialità: da quello di Milano a quello di Bari e Bitonto, da quello di Venezia a quello di Chieti e Vasto, e su fino ad arrivare al vescovo di Roma, Papa Benedetto XVI. E’ una melodia di umiltà e di concretezza, che con la forza-debole dell’esempio riesce ad avere la meglio sulla pomposità dei propositi e dei proclami. Una fiammella che non abbaglia, come lo sparo dei fuochi d’artificio, ma come la Cometa indica con intermittenza il sentiero, e tiene tenacemente viva la speranza di un riscatto e di una meta a lungo cercata.
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