Nasce allo Stein il “Caffè filosofico”

Per ricordare Fabio Della Bordella, docente tragicamente scomparso lo scorso anno, l'istituto superiore ha deciso di aprire uno spazio per riflessioni

Riceviamo e pubblichiamo

A noi, professori di filosofia di questa scuola, è capitato più volte sentire qualche genitore dire che da quando i loro figli avevano iniziato lo studio di questa nuova materia discutevano spesso in famiglia degli argomenti affrontati a lezione; qualcuno ci ha anche suggerito di trovare dei momenti per discutere assieme, fuori dagli schemi dei programmi scolastici, coinvolgendo anche i genitori.

L’idea ci è sempre sembrata molto bella, ma non siamo mai riusciti prima a trovare un modo che,  conciliando esigenze di tempi spesso contrastanti, potesse  favorire la partecipazione attiva di tutti i possibili interessati.

Finalmente all’inizio dello scorso anno scolastico, con il contributo decisivo di Fabio, ha preso corpo la proposta del caffé filosofico.

La tragedia che ce lo ha tolto ci ha privati anche della persona che meglio di tutti avrebbe gestito l’iniziativa e così nello scorso anno scolastico l’idea non riuscì a concretizzarsi.

Adesso, a quasi un anno dalla sua scomparsa, abbiamo sentito il bisogno, prima ancora che il dovere, di ricordarlo in modo positivo, oltre il compianto e il rimpianto.

Positivo nel senso che cerchiamo di fare, di porre qualcosa che anche lui, se fosse rimasto, avrebbe posto.

 

Che cos’è il caffé filosofico?

Ispirandosi alle conversazioni filosofiche che si tenevano in Francia nei salon  e nei café fra i più famosi esponenti dell’illuminismo, il filosofo francese Marc Sautet ha lanciato negli anni ’90 del secolo scorso il Café Philo  una libera discussione su di un tema prestabilito, introdotta da un conduttore/moderatore che stimola e coordina gli interventi, brevi per dare modo a tutti di intervenire.

Abbiamo invitato a condurre la nostra prima esperienza di caffé filosofico Valerio Crugnola, un amico, valente consulente ed esperto di pratiche filosofiche. Cediamo la parola a lui per farci spiegare più in concreto come funziona il caffé filosofico:

“Un caffé filosofico è uno spazio dialogico che muove da un tema, a partire da alcuni stimoli, e che procede dando la parola ai contributi attivi dei presenti, che sollevano domande ma anche avanzano frammentarie risposte; il conduttore anzitutto stimola e interroga, e in questo senso mette a disposizione una specifica competenza nel "fare filosofia", offrendo spesso un ribaltamento del punto di vista o una competenza tematica che rilancia la discussione; nel momento il cui la discussione è giunta a sufficiente maturazione, nel senso che il problema è stato visto ed esaminato, oltre che dialettizzato nelle sue interne contraddizioni, a sufficienza, a quel punto il conduttore viene via via ricomponendo a partire dal basso una sintesi che è sopratutto una focalizzazione del problema in cui si cerca di ri-con-porre tutti i contributi apportati, senza una pretesa finale di verità ma appunto accogliendo tutti i punti di vista come ugualmente legittimi e ciascuno a suo modo veritiero.”

 

Siccome l’iniziativa è legata anche al ricordo di Fabio ed alla sua passione per la montagna, che egli interpretava come una forma di esercizio filosofico, ci è sembrato giusto partire da qui, dal tentativo di ricomporre il legame fra montagna e filosofia.

 

 

Da Filosofia della montagna di Francesco Tomatis:

 

“Sai che un giorno non esistevano città? In montagna, lo provi. Sai che è possibile una vita in comune, fra singolari persone, senza norme, violenze, prevaricazioni? Fra le montagne, ancora, ne risuona l’eco. Non per reattivo conservatorismo , che cerchi in un lontano passato ciò che né ha, né è capace, di cercare, vivere, inventare. Ma perché l’esempio di rare culture sopravvissute, fra le  cerchie alpine e non solo, ci mostri la creatività propria alla estrema differenziazione, resa necessaria in alta montagna , di lingue e modi di vita, di lavoro artigianale o di raccolta e coltivazione, di feste e musiche, armonia e competizione. Se non hai rinunciato a sperare in un futuro pacifico per l’uomo, se almeno, benché disilluso, ancora hai un vuoto spazio in te disposto ad accogliere un sorriso, una nota, un gemito volto ad una possibile condivisione, ecco che fra le popolazioni abitanti, in umiltà e discrezione, le terre alte. troverai tante vie differentemente volte alla comunione. Ai margini del mondo, ai limiti del sopravvivere, senza leggi scritte, confini, muri, tuttavia attorniate da alte catene protettive, loro svettante liberatrice tempratrice che fa alzare lo sguardo al cielo in verticale, le genti di montagna attendono pazienti al loro piccolo bisogno quotidiano, intuendone concretamente il saldo legame ad un senso, un destino, un volere sempre ancora superiore. Nell’apertura alla differenza assoluta celestiale, certa e indicibile, liberante e inesorabile, sta la capacità di ascolto, dialogo, comunità tra le tante differenze orizzontali. Solo educandoti tra i monti, tu singolo irripetibile, potrai ancora sperare di saper dire di sì, in spontaneo coro polifonico, a una futura pace.”

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Pubblicato il 02 Dicembre 2008
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