Cgil: “Referendum sull’accordo separato”
Iniziata la consultazione nei luoghi di lavoro. È possibile votare in tutte le Camere del Lavoro. Stasi: «Noi non cerchiamo risse, ma i lavoratori devono sapere cosa li aspetta. Questo governo fa le prove generali per il dopo crisi»
L’esperienza non insegna. Non al sindacato. C’era già stato il «Patto per l’Italia» (luglio 2002), quello sottoscritto da Savino Pezzotta (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil), durante il secondo governo Berlusconi, e rifiutato da Guglielmo Epifani. Adesso c’è «l’Accordo separato sul modello contrattuale», proposto dal terzo governo Berlusconi e sottoscritto, ancora una volta, da Cisl, Uil e Ugl, ma non dalla Cgil. «Noi non cerchiamo risse – dice Franco Stasi, segretario provinciale della Cgil – ecco perché proponiamo il referendum. È doveroso per un accordo che va a modificare la parte normativa e non solo quella salariale chiedere ai lavoratori e ai pensionati che cosa ne pensano. Ecco perché abbiamo indetto un referendum tra i lavoratori, come nel caso della piattaforma sul Welfare del governo Prodi».
Secondo la Cgil «l’intesa mutilata» non solo non tutela il potere di acquisto delle retribuzioni, ma «scassa» il ruolo e le funzioni del contratto nazionale, fa una revisione in peggio del diritto di sciopero e non investe sulla contrattazione di secondo livello. «il nuovo meccanismo – continua Stasi – scelto per richiedere gli aumenti contrattuali, l’Ipca, viene depurato dai costi dell’energia importata. In questo modo, la variazione cumulata reale delle retribuzioni fa segnare un meno 1357 euro. Il salario perde potere di acquisto, i lavoratori devono saperlo».
Le contraddizioni, secondo la Cgil, saranno destinate a implodere ai primi rinnovi contrattuali, come è già accaduto con il contratto degli alimentaristi, dove è stata presentata una bozza d’accordo unitaria. «Se il governo divide il sindacato, ci sarà la presenza di piattaforme diverse – spiega il segretario della Camera del lavoro -. Devono spiegare come faranno ad applicare una piattaforma non sottoscritta dalla Cgil, in quei luoghi di lavoro dove noi abbiamo la maggioranza della rappresentanza sindacale. I lavoratori devono sapere anche che questo accordo non è sulla crisi, ma è la prova generale di ciò che accadrà dopo la crisi».
La consultazione sull’accordo separato, che andrà avanti fino al la fine di marzo, ha già avuto inizio nei luoghi di lavoro. Per chi non potesse votare sul luogo di lavoro, potrà farlo alle Camere del Lavoro di tutta la provincia, esibendo la carta d’identità.
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