«Mario Chiesa non c’entra niente»
Così il legale Massimo Di Noia al termine dell'interrogatorio di garanzia, in cui il protagonista di Tangentopoli ha respinto nettamente gli addebiti mossigli dalla Procura bustese sugli smaltimenti illeciti di rifiuti
Mario Chiesa respinge le accuse della Procura di Busto Arsizio e ribatte colpo su colpo nell’interrogatorio di fronte al gip Donatella Banci e al pm Luca Gaglio. C’è tutta la differenza tra quel 1992 e questo 2009 nell’atteggiamento di colui che fu il primo arrestato dell’indagine Mani Pulite, ed è oggi il principale indagato dell’inchiesta Rewind sulla gestione dei rifiuti, che ha portato in carcere 8 persone (una già scarcerata) e ai domiciliari altre due. Chiesa, arrestato nei giorni scorsi e indagato per smaltimento illegale di rifiuti, truffa aggravata allo Stato e associazione per delinquere, è giunto al tribunale di Busto Arsizio verso le ore 11, con l’ambulanza che lo ha trasportato dal centro clinico del carcere di San Vittore, dove si trovava per problemi di salute. A tutelarlo di fronte a gip e pm nell’interrogatorio di garanzia l’avvocato Massimo Di Noia, già legale in passato di Antonio Di Pietro, il pm che lanciò Mani Pulite. Con una breve pausa, l’udienza, tenuta in un’aula penale al piantereno per consentire l’ingresso dell’indagato direttamente dal posteggio seminterrato, senza le attenzioni di stampa e fotografi, è proseguita per quasi due ore e mezza. Chiesa ha respinto le accuse, dando la sua interpretazione dei fatti, differente da quella della Procura: in ogni caso non ha inteso ammettere responsabilità. Tra le tesi delle parti non c’è incontro, insomma, ma «gli elementi di prova sono chiari» per l’accusa, benchè Chiesa abbia sostenuto di non aver avuto interesse a compiere gli atti che gli sono stati contestati.
L’avvocato Di Noia è netto: «Chiesa non c’entra niente». Per il legale sono state offerte «spiegazioni esaurienti e documentate su tutto» e l’assistito respinge «totalmente» le accuse. «Gli appalti? Ma se non era stata nemmeno presentata domanda, come poteva averne mai "vinti"?» Estraneità dunque assoluta quella reclamata da Chiesa: «I camion non erano suoi, e nulla ne sapeva» insiste fermissimo il suo avvocato, «aveva una società di trading, non gestiva direttamente i rifiuti. Inoltre nelle intercettazioni insisteva sulla massima legalità. E sia chiaro, qui non c’è stata alcuna corruzione, nè attiva nè passiva». Il legale ha annunciato che lunedì presenterà istanza di scarcerazione. «L’ingegner Chiesa ne uscirà a testa alta: questa è l’operazione head up» ha annunciato Di Noia, dicendosi «più che fiducioso» in una soluzione positiva per la vicenda.
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