“Vincere a Varese è speciale”
Pillastrini dedica la vittoria alla sua famiglia, elogia la squadra e la società. "Non fatemi domande sul futuro"
Barbera e champagne. Esordienti e campioni. La Cimberio è fatta di questa pasta. E alla fine Stefano Pillastrini (foto) non puo’ che ringraziare tutti, prime file e comparse, reclute e veterani. Ringrazia la società che «ha rivoluto Varese ai vertici e dato al momento giusto il tassello che mancava alla squadra».
Per il coach della Cimberio tutti sono protagonisti della risalita in A1. Ma se deve dedicare a qualcuno la riconquista del “paradiso”, qualcuno che occupa i suoi pensieri anche quando non è sul campo di gioco, allora non ha dubbi: la sua famiglia è in cima alla lista. Stare a 400 chilometri di distanza dagli affetti non è roba facile per nessuno, anche per professionisti seri, abituati a fare le valigie.
Varese però è speciale. E quella distanza la fa sembrare meno lontana. Pillastrini lo sottolinea a più riprese. «Non per sminuire le altre vittorie della mia carriera, ma vincere qui è qualcosa di unico. Temevo una piazza con la puzza sotto il naso, invece questa è una piazza che ama la pallacanestro e ama la sua squadra, anche quando gioca male, come è accaduto durante la prima partita con Livorno».
La squadra nella sfida decisiva non lo ha deluso. «Sono entusiasta di questa vittoria – continua Pillastrini – perché è stata difficile e sofferta. Noi non abbiamo mai ammazzato le partite e Veroli è stato un avversario tremendo che non ha mai mollato per tutta la stagione e neanche oggi».
Andrea Trinchieri, coach di Veroli, è rimasto incantato dal PalaWhirlpool.«Il palazzetto questa sera era bellissimo e con un pubblico eccezionale. Noi siamo ritornati in partita per ben cinque volte, non ci siamo mai arresi, e per questo ringrazio i miei giocatori, ma Varese ha dimostrato di essere una grande squadra e di avere dei lunghi da A1. Infatti, per noi la partita è finita sulla bomba di Giacomo Galanda». Lui, il lungo veterano, alza la coppa al cielo e abbraccia il suo pubblico. Nei suoi ricordi c’è lo scudetto della stella. «Quando giochi uno spareggio non conta niente tutto quello che hai giocato prima – dice Gek -. Sono felice perché ogni vittoria ha un suo valore e sono contento di aver vinto sia in A1 che in A2» .
Fuori dagli spogliatoi ci sono molte lacrime ad attendere i giocatori. Una commozione che nemmeno gli effluvi di champagne e barbera riescono a cancellare.
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