Addio a Marinellia Pirelli
L’artista si è spenta lunedì 29 giugno 2009. Affascinata dalla luce e dallo studio del suo rapporto con il colore e il movimento, ha lavorato per tutta la vita all’osservazione del passaggio della luce sulle cose, alla pittura, agli studi di ottica, alla fotografia, al cinema
«Quando da ragazza dipingevo, era la luce che volevo catturare…» così Marinellia Pirelli parlava della sua arte. «Per me la luce è la vita – ricordava- Ci circonda ma noi non ci accorgiamo nemmeno. La luce trasforma, modifica le cose e si modifica attraverso gli oggetti, pensiamo solo a come cambia un paesaggio a seconda della luce del mattino o del tramonto». A 84 anni la sua luce si è purtroppo spenta lasciando però al mondo la sua arte e la sua sensibilità.Marinellia Pirelli è mancata lunedì 29 giugno 2009 dopo una lunga degenza in ospedale.
Veronese di nascita si trasferisce nel 1947 a Milano lavorando nel mondo del teatro come attrice oltre che costumista e scenografa. Dal 1950 è a Roma, tre anni più tardi conosce e sposa lo scrittore Giovanni Pirelli da cui ha due figli.
Affascinata dalla luce e dallo studio del suo rapporto con il colore e il movimento, la Pirelli dai primi anni Sessanta approfondisce l’osservazione del passaggio della luce sulle cose, alla pittura, agli studi di ottica, alla fotografia, al cinema. Il suo studio a Roma, accanto a quello di Piero Dorazio, in un grande granaio alle porte della città, era frequentato da Kounellis, Mochetti, Merz, Achille Bonito Oliva, Marotta, Mambor e altri artisti e cineasti, in un rapporto di continuo aggiornamento e di apertura verso le tendenze dell’arte dal neo-dada alla pop-art, dalla minimal art all’arte povera, dalla body art alla land art, dall’arte concettuale al comportament.
Affascinata dalla luce e dallo studio del suo rapporto con il colore e il movimento, la Pirelli dai primi anni Sessanta approfondisce l’osservazione del passaggio della luce sulle cose, alla pittura, agli studi di ottica, alla fotografia, al cinema. Il suo studio a Roma, accanto a quello di Piero Dorazio, in un grande granaio alle porte della città, era frequentato da Kounellis, Mochetti, Merz, Achille Bonito Oliva, Marotta, Mambor e altri artisti e cineasti, in un rapporto di continuo aggiornamento e di apertura verso le tendenze dell’arte dal neo-dada alla pop-art, dalla minimal art all’arte povera, dalla body art alla land art, dall’arte concettuale al comportament.Nel corso della sua lunga carriera ha esposto in prestigiosi musei. L’ultimo grande omaggio alla Permanente di Milano nel 2004. Dopo la grande mostra a Villa Panza nel 2001 la Galleria Ghiggini di Varese solo lo scorso anno ha ricordato l’artista con un omaggio in contemporanea alla mostra “Marinellia Pirelli: 1950-2008” allestita presso la Fondazione Mudima di Milano.
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