“Io sono il mercato”, ecco come si muove la coca
Dai traffici internazionali alla “consegna al buio” tutto nel libro: L. Rastello pubblicato da Chiarelettere
La grande novità di questo periodo e che viene messa in evidenza dal libro di L. Rastello, è la cosiddetta consegna la buio: la possibilità di infiltrare i trasporti effettuati in modo lecito, sotto marchi e nei container di ditte così importanti da essere insospettabili. E tutto questo avviene all’oscuro delle ditte che vengono infiltrate.
Dopo gli anni novanta, la guerra dei Cartelli aveva portato al crollo di organizzazioni così complesse e costose che era difficile rimettere in movimento sistemi logistici di quelle proporzioni. Organizzazioni di grandi proporzioni ce ne sono ancora ma, certo, ad una impossibilità anche economica di sostenere organizzazioni elefantiache il traffico ha reagito con comportamenti analoghi a quelli dell’industria in altri settori. Quindi, la parcellizzazione delle organizzazioni, la crescita di aziende di medie e piccole proporzioni e anche fenomeni molto simili a quelli della tarda organizzazione industriale, quella contemporanea, come ad esempio la delocalizzazione del lavoro o la terzializzazione dei servizi essenziali: l’appalto all’esterno.
Il trasporto intercontinentale non viene più affidato a membri delle organizzazioni mafiose che controllano lo smercio al livello del dettaglio (quelli che controllano lo spaccio sulle nostre piazze), ma a vere e proprie agenzie specialistiche, i cosiddetti sistemisti, in grado di organizzare trasporti colossali intercontinentali, interoceanici a volte con metodi raffinatissimi e di garantire la sicurezza dei carichi assumendo su di sé i rischi economici di proporzioni colossali che la perdita di un carico comporta. Questo è, in qualche modo, analogo a quello che hanno fatto aziende di altri settori, utilizzando lavoro meno costoso, lontano dalle zone di produzione e appaltando i servizi per lo più all’esterno invece di gestirli in proprio. L’industria della droga vive di un mito: quello di incarnare in maniera perfetta la logica del tardo capitalismo liberista. Loro si considerano l’imprenditoria realizzata al suo massimo grado, senza la falsa coscienza, ipocrita che vincola le strategie di mercato ad orizzonti etici o legali. Questo pensiero, per quanto distorto, ha dei fondamenti: nelle strategie spesso il mercato illegale ha preceduto quello legale che poi si è mosso su sentieri analoghi.
A proposito di controlli, c’è un’altra credenza da sfatare. Il denaro del narcotraffico non viaggia attraverso i conti correnti o gli assegni bancari; ma, così come la cocaina, nelle navi, attraverso trasporti colossali. Il massimo di efficacia nei pagamenti è dato dalla disponibilità di denaro contante. I grandi narcotrafficanti hanno imparato a non fidarsi di transazioni finanziarie attraverso banche o sistemi che, per quanto coperti, in qualche modo possono risultare tracciabili, ma chiedono il controllo del denaro contante. Perché il denaro contante apre tutte le porte e viene riciclato senza difficoltà per esempio in attività produttive legali. Il denaro contante però ha un grosso difetto: ha volume e può essere rintracciato durante il percorso. Il denaro viene confezionato sottovuoto e spedito attraverso spedizionieri all’oscuro di questi traffici. La moneta da 500 euro è stata, poi, un grosso vantaggio. Una manna. Perché più alto è il taglio della banconota, meno banconote servono per realizzare grosse somme di denaro e quindi meno volume e maggiore facilità di trasporto.
Silvano De Prospo
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