Ospedale Del Ponte, l’ammiraglia delle nascite

Con i suoi 3330 nati nel 2008, il presidio di piazzale Biroldi si conferma il più amato dalle gestanti. Dalla patologia sino ai consigli sull'allattamento si trova ogni risposta

Con tremilacinquecento parti nel 2008, l’azienda ospedaliera di Varese si conferma la struttura di riferimento della provincia.
Un vero boom di nascite ha vissuto, per l’ennesima volta, il Del Ponte che dal 2001, quando accorpò in un’unica struttura i reparti di ginecologia, ostetricia, neonatologia e pediatria, ha visto in continua crescita le prestazioni ostetriche: « Gli elementi di attrattiva sono tanti – spiega il dottor Massimo Agosti, responsabile del Dipartimento materno infantile – Qui c’è l’università, ma anche la specializzazione per le patologie della gravidanza. C’è la neonatologia infantile e la terapia intensiva».

Lo scorso anno, al Del Ponte sono arrivati 3329 neonati contro i 717 di Cittiglio con un incremento del 4,6% rispetto all’anno precedente. 
Tanti anche gli stranieri che hanno scelto il presidio di piazzale Biroldi: almeno il 12,8%. Le principali etnie di riferimento sono quella albanese, la romena e la marocchina.

I prematuri sono stati 196, circa l’11% e i piccoli inferiori al chilo una ventina. Per far fronte all’aumento delle gravidanze patologiche, il Del Ponte ha deciso di riservare un piano con dodici posti letto: « le madri sanno che al Del Ponte trovano tutte le risposte. Il nostro reparto di terapia intensiva, con i suoi venti posti letto, accoglie bambini da tutta la provincia».

Il percorso che al del Ponte viene offerto alla futura madre è completo: una donna su due, infatti, viene seguita per tutti e nove mesi dagli ambulatori  dell’ospedale, mentre i corsi preparatori al parto sono presi d’assalto, tanto che le stesse ostetriche invitano future madri in lista d’attesa a rivolgersi ai consultori.

Con l’evento nascita, però, il ruolo del Del Ponte rimane, per gran parte delle puerpere, assolutamente centrale. Così è per i corsi che vengono avviati già nei giorni del ricovero per insegnare l’allattamento al seno piuttosto che il massaggio o il bagnetto da fare al bambino. E la presenza del personale ostetrico e infermieristico rimane fondamentale anche nel primo mese di vita del bambino: «Noi abbiamo un ambulatorio di promozione e allattamento al seno a cui hanno partecipato, nell’ultimo anno, 1400 mamme, quasi tutte alla prima esperienza – ricorda il dottor Agosti – ma non solo. C’è anche un numero di telefono a disposizione di chi si sente in difficoltà e non sa cosa fare. Le nostre operatrici hanno assistito almeno 500 donne».

Un’analogo accompagnamento alla crescita viene assicurato a Cittiglio che rimane il punto di riferimento fino al primo anno di vita della donna.

Un’organizzazione, quindi, che si presenta come completa sotto ogni punto di vista e che ben spiega l’alto gradimento da pare delle mamme: «La nascita è un momento importante e delicato – commenta il responsabile del dipartimento – è chiaro che la donna cerca il meglio, vuole essere coccolata e accudita, consigliata e preparata. E il successo che il nostro modello riscuote è stato premiato dalla Regione: a noi e alla Mangiagalli sono stati riconosciuti i maggiori incrementi. Sentiamo, però, la mancanza di una maggiore sinergia con le risorse del territorio con cui si potrebbero avviare percorsi, soprattutto dopo la nascita: momenti di auto aiuto tra mamme o punti di ritrovo e di confronto per non lasciare sole mamme che si sentono spesso inadeguate e non trovano conforto tra amici e parenti».

Chiodo fisso del dottor Agosti è l’allattamento al seno: «Madre natura è perfetta:  crea un bambino piccolo con una bocca senza denti e una mammella piena di latte che culmina con un ciuccio. Il bimbo, ricordiamocelo, nei primi giorni di vita vede solo fino a 30 centimetri, giusto la distanza tra il suo volto e il viso della mamma mentre allatta. Questo è una creazione perfetta che non può essere ignorata. Oggi le ragazze non sanno queste cose, non sono preparate, non hanno cultura e arrivano al momento del parto praticamente inesperte. C’è troppa poca cultura in Italia».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 agosto 2009
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