Le due Italie
dipende proprio dal fatto di non capire”.
Upton Sinclair
Ho rimuginato per alcuni giorni prima di decidere quale sarebbe stato il tema con cui inaugurare questa nuova rubrica che si apre oggi per la prima volta.
Tante idee si sono accavallate ma poi mi sono reso conto che il clima che si è instaurato in Italia è quasi da “guerra civile” tra due opposte fazioni e mi sono detto che forse sarebbe stato meglio non attendere e partire proprio dal tema che infiamma l’Italia da qualche mese. Che cosa sta succedendo? Come è possibile che l’Italia sia così profondamente spaccata in due mondi così lontani che ogni giorno si allontanano sempre di più? Mi riferisco al conflitto tra l’universo berlusconiano e il resto del mondo. C’è una diffusa e persistente preoccupazione che serpeggia in tutti gli ambienti e la tensione monta giorno dopo giorno e non si riesce a capire fino a dove può arrivare.
Partiamo dall’inizio. Qual’è la radice del problema? In nessun paese europeo e in nessun paese di democrazia avanzata dell’occidente è possibile che un ricco signore possa diventare primo ministro possedendo una parte importante dei mezzi di comunicazione come televisioni, giornali, radio, e che dietro questa proprietà ci siano aziende, assicurazioni, banche, imperi finanziari ad esse collegate. Chiunque capirebbe bene che una tale concentrazione di potere potrebbe rischiare di generare un conflitto di interessi. Che non è altro che poter generare influenze positive sui propri interessi attraverso le decisioni prese nell’esercizio della propria funzione pubblica di governante. Ma potrebbe estendersi nel voler usare i mezzi di informazione che controlla per creare il consenso necessario per rimanere al potere e per oscurare le posizioni degli oppositori. Sospendendo così di fatto il gioco di pesi e contrappesi pensati per evitare derive plebiscitarie dai nostri costituenti (nel 1948 non esistevano le televisioni, né pubbliche né private).
Ma chi è responsabile di questo vuoto normativo e legislativo? Certamente non è colpa di Berlusconi che opera in tutta libertà poiché ha trovato campo libero di fronte al vuoto normativo. Gli unici responsabili sono la sinistra e le diverse opposizioni che non sono state in grado (o non hanno voluto) preparare a suo tempo la legge sul “conflitto di interessi”. Non si scappa, non ci sono né giustificazioni né sotterfugi o cavilli retorici, non ci sono né se e né ma per poter giustificare tale gravissima omissione. Per questa ragione, prendere coscienza che questo fatto sta all’origine di molti dei mali attuali dell’Italia deve servire a tutti coloro che in questi giorni sono in forte fermento, a ripartire la propria rabbia, il proprio malessere e la propria insofferenza tra i diversi soggetti responsabili.
Credo serva a poco entrare nel merito dello scandalo delle prostitute (escort nel linguaggio odierno) che avrebbero frequentato le case del primo ministro Silvio Berlusconi se non fosse che la frequentazione – pare diffusa – stava diventando uno dei criteri e metodi di selezione della classe politica italiana. “Passi una notte qui e ci saranno favori o candidature”. Questo è il fatto scandaloso. E non sono solo le bugie che si sono alternate nei ripetuti interventi del premier nei canali televisivi a propria discolpa. La conseguenza immediata di questo modo di agire è che si eclissa definitivamente la logica del merito, delle capacità e delle competenze. Tutti noi vorremmo essere governati da persone capaci, preparate, disinteressate e fortemente orientate al bene comune. Ma con “quella” logica così non sarebbe stato. Purtroppo l’Italia si trova a dover ringraziare la moglie del premier Veronica Lario insieme alla fondazione “fare futuro” che per primi hanno posto il problema all’opinione pubblica e, sollevando lo scandalo, sono riusciti ad arginare questa deriva umiliante per le candidate e per i cittadini tutti. Ma da quel momento in poi si sono aperti numerosi fronti di tensione che stanno rendendo l’Italia agli occhi del mondo, un enorme paradosso e un’anomalia tra le democrazie avanzate.
Va da sé che la cosa più semplice da fare – ma che è anche la più ingenua, me ne rendo conto – sarebbe chiedere le dimissioni del primo ministro. Sarebbe auspicabile che autorevoli voci comincino a chiedere da più parti delle sacrosante dimissioni. Magari poi, si potrebbero raccogliere tutte le forze di buona volontà per poter risistemare le regole della democrazia per, finalmente, avviare una stagione politica di normale dialettica tra maggioranze e opposizioni dentro l’alveo di norme condivise e democratiche.
Ma evidentemente, lo strapotere del primo ministro e la concentrazione di mezzi di comunicazione ha generato una sottocultura che produce da una parte consenso e dall’altra la più totale indifferenza di moltissimi cittadini italiani di fronte agli accadimenti di questo periodo. Tutta questa “confusione” genera squilibri, problemi non solo in capo alle istituzioni della nostra Repubblica (tensioni e conflitti con la magistratura, con la presidenza del consiglio, con gli organi della Commissione europea etc.), ma crea grande disagio ai cittadini, ai disoccupati, alle famiglie, ai pensionati, alle imprese (grandi piccole e medie) che non sentono che i problemi dovuti alla crisi recessiva che si è abbattuta sul mondo intero, vengano affrontati con l’attenzione, la determinazione e la cura dovute. Ma il danno culturale, il danno al sentimento civico, il danno al già scarso attaccamento alla cosa pubblica, al rapporto tra cittadini e politica, è forse il danno più profondo da cui non sarà tanto facile riprendersi.
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