Nasce la sezione provinciale dell’ANPEC
La dottoressa Vera Colombo è la direttrice della sede provinciale dell'Associazione Pedagogisti clinici
Nel panorama delle professioni di aiuto alla persona, Busto Arsizio offre ora una nuova opportunità. Risiede ed opera a Busto, infatti, la dott.ssa Vera Colombo, direttrice della sezione provinciale dell’ANPEC – l’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici.
La volontà di comunicare l’esistenza della nostra sezione sul territorio – dice la dott.ssa Vera Colombo – prende il via innanzitutto dal desiderio di offrire al cittadino un’informazione che sia il più possibile corretta e puntuale, e dalla volontà di garantire alla persona che vive un disagio (sia esso psicofisico, relazionale o sociale) il diritto di poter affrontare un momento di difficoltà attraverso una scelta consapevole in merito alle possibilità di prevenzione e intervento sul disagio che sta vivendo.
A tale proposito – prosegue la dott.ssa Vera Colombo – è utile ricordare che il pedagogista clinico è un professionista e che la Pedagogia Clinica è una scienza che si propone di aiutare l’individuo a superare le proprie difficoltà e i propri disagi.
Ciò che in modo interessante caratterizza la pedagogia clinica rispetto ad altre professioni di aiuto alla persona è che la sua attenzione non si rivolge a una singola manifestazione o a un elenco di sintomi, ma alla persona nella sua interezza e complessità, come risultante dell’intreccio di corporeità, intelletto e affettività. Nel rispetto dell’unicità della persona, il percorso pedagogico clinico va quindi a coinvolgere tutte le dimensioni che ne caratterizzano l’individualità. È questa individualità che il pedagogista clinico considera costantemente, sia nel condurre il colloquio anamnestico sia nel proporre un intervento educativo.
E qui sta un altro aspetto peculiare della Pedagogia Clinica: il basare la sua attività sulla ferma convinzione che l’essere umano abbia in sé possibilità di sviluppo e crescita infinitamente ricche. Ragion per cui l’intervento di aiuto del pedagogista clinico non agisce sulla base di un modello autoritario, con un soggetto completamente passivo, che esegue le direttive dello specialista. Il pedagogista clinico è consapevole del fatto che un cambiamento determinato dal consiglio dell’“esperto” non è un reale cambiamento, ma semplicemente un adattarsi alla volontà altrui. Per tale motivo la persona non otterrà mai dal pedagogista clinico indicazioni o suggerimenti su come agire nella vita. Se l’obiettivo dell’individuo è trovare una reale soluzione alle proprie difficoltà è necessario che comprenda la natura delle proprie problematiche. Il pedagogista clinico può favorire questa presa di coscienza, stimolando la persona alla riflessione, ma è un cammino che l’individuo intraprende in assoluta libertà.
Ne deriva che la Pedagogia Clinica si presenta come scienza dell’educazione, intendendo il termine “educare” nel suo significato etimologico e originario di “trarre fuori” (ex-ducere): l’obiettivo non è quello di forzare la persona a comportarsi nella forma che il professionista ritiene “corretta”, ma di aiutarla a riflettere sul proprio modo di vivere ed esistere, per arrivare ad accettare i propri limiti e a sviluppare le proprie risorse. Ed è proprio lavorando sull’autoconsapevolezza e sullo sviluppo delle potenzialità insite nella persona che il pedagogista clinico aiuta il soggetto a riconquistare fiducia in se stesso e nelle proprie capacità, condizione indispensabile per agire efficacemente nella vita e instaurare relazioni costruttive con l’ambiente.
Date queste premesse, è convinzione del pedagogista clinico che la crescita dell’individuo non termini con l’inizio dell’età adulta, ma che la persona possieda in sé infinite e inesauribili potenzialità di crescita. Momenti di disorientamento e difficoltà possono presentarsi a qualsiasi età ed è per questo che il pedagogista clinico intende rispondere alle esigenze educative della persona lungo tutto l’arco della sua esistenza. Gli interventi del pedagogista clinico si rivolgono quindi a bambini e adolescenti, ma anche adulti e anziani, coppie e gruppi.
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