Bebo Storti fa il pieno con “Mai Morti”

Torture della Decima Mas e misfatti coloniali fascisti. Piazza Fontana e Genova nel fil noir tessuto nello spettacolo scritto da Renato Sarti

bebo storti mai mortiPrologo: Funerali di piazza Fontana, gente in bianco e nero che piange, casse da morto allineate in Duomo, 300 mila fuori, nella piazza. “Era lì che dovevamo fare il botto, bastava anche un ordigno a basso potenziale per fare scattare la calca, fare altri morti e consegnare il paese ad un regime dell’ordine” – dice un uomo sdraiato nel letto, che guarda le immagini sogghignando.
Epilogo: Genova, G8, 2001, voce fuori campo con sirene e immagini a colori: “Uno strano personaggio col volto coperto parla coi carabinieri che inspiegabilmente abbandonano il carcere di Marassi, lasciando campo libero ai black blok”. Sangue, persone picchiate da agenti in divisa.
La figura sul palco si alza dal letto: è un uomo sovrappeso, anziano, dedito a whiskey e pasticche che ricorda il suo passato con la voce e la figura di Bebo Storiti. Il teatro della Cooperativa di Milano è strapieno e non vola una mosca. A parlare è un reduce della Decima Mas, uomini in divisa comandati da Junio Valerio Borghese, il reparto “Mai morti” che dà il nome ad uno spettacolo scritto 10 anni fa da Renato Sarti, fatto oggi rivivere nella sua versione aggiornata. Si parte da piazza Fontana.
Nella penombra il nostalgico si veste in grigio verde, divisa della milizia, e intanto racconta, “ricordi a me cari e lontani”. A qualche centinaia di metri dalla sala, una sessantina d’anni fa, in quello che oggi è il Piccolo Teatro di via Rovello, nei suoi camerini, sul palco, venivano torturati i prigionieri dalla legione mobile autonoma Ettore Muti (“Gim dagli occhi verdi”) dove si pestavano i testicoli dei prigionieri per farli parlare, li si paralizzava con la scopolamina, li si ammazzava prima per finta, poi per davvero; si torturavano i figli per far parlare i padri. Il capo della Muti di Milano venne decorato Rodolfo Graziani: “Sua eccellenza. Il Vicerè Rodolfo Graziani”.
E qui, mentre il narratore cerca gli anfibi nell’armadio, ecco che questo nome, Graziani, evoca un’altra azione da “italiani brava gente”, “una faccia una razza” e cose del genere: la strage di Debre Libanos, dove vennero sterminati migliaia di monaci coopti a mitragliate. I gas, l’iprite, per restare in Africa, rappresentati con una figurazione scenica minima, ma efficace, che mette i brividi. E ancora, gli eccidi compiuti nel Canavese, nel castello di Conegliano dove la “gloriosa” Decima Mas aveva realizzato una stanza della morte dipinta di nero, con teschi e ossa in rilievo che quando i partigiani entravano “i se cagava adoss”.
Storti sa creare in scena una tensione che non si smorza con battute che altrimenti farebbero ridere, con storpiature dialettali, con ammiccamenti. Lo spettacolo è terribile e agghiacciante per la ricostruzione che porta sul palco i documenti storici letti e che riguardano eccidi e torture. Si salta sulla sedia quando vengono esplosi, al buio, 5 colpi di “Lugher 8 millimetri parabellum, regalo di una SS”.
Il quadro si completa con l’ultimo bottone della giubba allacciato, con basco portato sulla divisa con la “X” che ancora oggi si trova sulla schiena marchiata a sangue di qualche ex staffetta partigiana sopravvissuta alle sevizie: i tempi sono maturi per tornare, i segnali ci sono, l’abete di “Haider in piazza San Pietro col Papa che quando lo vede si illumina”, il desiderio di dedicare una via a Mussolini, una strada a Borghese, un museo a Graziani. “Tornerete. Tornerete, sì. Tornerete a mangiare il formaggino Vincere”, è una delle ultime battute prima dell’applauso che Storti blocca sul nascere, per riceverlo solo dopo aver tolto la divisa della decima: “mai, con addosso questa!”.

Tutti gli eventi

di settembre  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 15 Luglio 2010
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.


Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.