In aeroporto un ambulatorio per i corrieri della droga

Il fenomeno degli "ovulatori" che inghiottono la droga per trasportarla fino in Italia è sempre più diffuso. Le autorità corrono ai ripari

Il Terminal 2 di MalpensaVerrà inaugurata il mese prossimo una nuova avvenieristica struttura che permetterà di trattare le "valigie umane". Al Terminal 2 dell’aeroporto di Malpensa, la SEA e l’azienda ospedaliera di Gallarate stanno definendo spazi, impianti e personale di un servizio atteso e richiesto sia dalle forze dell’ordine impegnate nella lotta al narcotraffico, sia dall’ospedale Sant’Antonio dove, abitualmente, gravitano i corrieri della droga creando problemi non indifferenti.
Le "valige umane" sono i corrieri internazionali che trasportano ovuli pieni di cocaina o eroina nella "pancia". Ingoiano sino a 40 uova la prima volta sino ad arrivare a 170, una volta abituati, per alimentare il mercato nazionale, sfuggendo ai controlli della Guardia di Finanza.

Le tecniche sviluppate, nel corso degli anni, hanno permesso di rendere questo commercio illegale sempre più florido e sofisticato, impegnando i finanziari in un lavoro di intelligence complesso: « La richiesta di svolgere in aeroporto tutto il lavoro di analisi e recupero della droga è partita dal comandante della GdF di Malpensa Emilio Fiora ( ormai ex comandante) – racconta il direttore dell’azienda ospedaliera Armando Gozzini – Per noi era sicuramente un modo per continuare a svolgere il nostro compito senza impegnare i locali di pronto soccorso e radiologia a Gallarate dove si verificavano anche situazioni poco piacevoli. Così, abbiamo incontrato il presidente di SEA Giuseppe Bonomi e abbiamo steso un protocollo molto voluminoso con cui si mettono le basi di questo servizio distaccato che vedrà impegnati un tecnico di radiologia e personale infermieristico 24 ore su 24, in raccordo stretto con l’ospedale di Gallarate»
In questa palazzina, che sta sorgendo al Terminal 2, vicino alla zona bagagli, ci saranno 4 stanze dove i corrieri verranno accolti e sottoposti a radiografia. Una volta appurato che ci siano effettivamente gli ovuli, si procederà con il trattamento per espellerli attraverso una macchina che provvederà a selezionarli. Una volta sterilizzati, questi ovuli verranno presi in consegna dalle forze dell’ordine per il procedimento penale».

La novità sta sia nella dislocazione all’interno dell’aeroporto sia nella tecnologia che verrà adottata che pone Malpensa al fianco di pochi altri scali in Europa  nella lotta al narcotraffico.

Il traffico di ovuli di cocaina e eroina all’intero dei corrieri è una pratica diffusa da anni. Ma, mentre un tempo era soprattutto ragazzotti di trent’anni ad affrontare i rischi di queste consegne, oggi vengono fermati giovani, giovanissimi ma anche signori di una certa età ( fino ai 60 anni) anche non in buona salute. Grazie anche al lavoro di intelligence, però,  sono aumentati gli arresti: mentre nel 2007 sono stati "visitati" 25 corrieri, lo scorso anno sono state pizzicate ben 65 persone e nel 2010, fino a settembre, la GdF ha scoperto  65 ovulatori. È in costante crescita anche la componente femminile, un tempo pressocchè sconosciuta: quest’anno le donne cadute nella rete sono state 7. Abbastanza costanti le provenienze: Sud America, Nigeria e Italia. 

Il mestiere del corriere ovulatore è pericolosissimo: chi viaggia avendo ingerito 40 o 170 ovuli sa che, nel caso se ne rompa anche uno solo, le possibilità di sopravvivenza sono limitatissime, nulle se la rottura avviene in volo, più concrete se si è vicino a una struttura ospedaliera perchè l’intervento deve avvenire al massimo entro un’ora. 

Ingoiare questi ovuli richiede una preparazione specifica del corpo. Al momento del viaggio, il corriere viene stordito con sostanze stupefacenti, in questa situazione, ingoia tutte le uova ricoperte di olio o glicerina. Nel corso del viaggio il corriere assume farmaci per assicurare la stitichezza così da evitare problemi. Una volta giunto a destinazione deve procedere all’espulsione. Anche in questo caso non sempre va tutto per il verso giusto: all’ospedale di Gallarate almeno due o tre volte all’anno si è dovuti ricorrere all’intervento chirurgico per risolvere l’occlusione intestinale. 
La ricompensa per un viaggio simile varia a seconda della quantità di ovuli ingeriti. Si può arrivare a guadagnare anche 4000 euro, una cifra da capogiro per molte zone povere del mondo. Ma c’è anche chi rischia perchè ricattato, come una madre, finita in manette, disperata perchè aveva la figlia di 16 anni nelle mani dei suoi aguzzini.
Storie terribili, spesso di povertà e ignoranza, che troveranno presto una nuova casa al Terminal 2..

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 ottobre 2010
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