Livingston, all’orizzonte tre offerte
Il commissario Discepolo sta trattando su tre ipotesi, tra cui un offerta di Air Italy. Prevista in settimana la pubblicazione di un bando per cercare possibili nuovi acquirenti
Proseguono le trattative per il salvataggio di Livingston: il commissario Daniele Discepolo sta attualmente trattando su tre ipotesi concrete. Hanno infatti manifestato interesse Air Italy, un imprenditore cipriota e Air Four. Nel frattempo però, come previsto dalla legge Marzano, il commissario si è attivato anche per ricercare pubblicamente anche altri possibili acquirenti: il "bando" (la definizione è impropria) sarà reso pubblico attraverso due testate nazionali e due internazionali. La pubblicazione è prevista martedì 23 novembre: prendendo a riferimento questa data, il 30 novembre sarebbe la data ultima utile per far pervenire tutte le dichiarazioni di interesse e entro il 10 dicembre tali manifestazioni si dovrebbero concretizzare.
Nella valutazione delle offerte vengono prese in considerazione – almeno in linea teorica – tre caratteristiche fondamentali: il numero di unità di personale riassorbito, la disponibilità a versare la cauzione di 2 milioni di euro per scoraggiare eventuali manovre speculative, un piano industriale sostenibile, credibile e a lungo termine.
Le offerte – due di quelle iù presentate avrebbero anche un piano industriale specifico – saranno esaminate dal commissario, coadiuvato da un esperto esterno ed indipendente e con un comitato di sorveglianza che è in via di nomina da parte del ministero.
Intanto continua la mobilitazione dei lavoratori, per ottenere maggiore garanzie per tutti i lavoratori, ma anche per mantenere alta l’attenzione della politica sul caso Livingston. Tra i temi ancora aperti, le tutele per gli oltre cento precari – a tempo determinato e borsisti – che non hanno alcuna copertura e in alcuni casi hanno diritto alla stabilizzazione. Da parte del commissario, su quest’ultimo punto, non sono stati aperti spiragli (il commissario deve attenersi alla consegna di non aumentare la situazione debitoria dell’azienda). I sindacati stanno dunque valutando di passare alle vie legali per assicurare il rispetto dei diritti dei precari non stabilizzati.
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