I mostri sono tra noi
"La carezza dell'uomo nero" (Baldini Castoldi Dalai), best seller in Germania dell'esordiente Sabine Thiesler , porta il lettore direttamente al cuore del male
I mostri sono più vicini di quanto si pensi, come ha dimostrato il recente caso di Avetrana. Evocare la figura leggendaria e irreale dell’uomo nero, dunque, non serve a nulla. Considerare il male come qualcosa di «estraneo» alla realtà e alla comunità di appartenenza non ci preserva dai suoi effetti. E anche quando viene piazzato nel titolo di un libro, come nel caso de “La carezza dell’uomo nero” (Baldini Castoldi Dalai), il risultato finale non cambia: i mostri sono tra noi, camuffati nella normalità quotidiana.Al di là del titolo infelice, che nella versione originale tedesca era “Il collezionista di bambini”, il libro dell’esordiente Sabine Thiesler (in Germania il libro ha venduto oltre 400 mila copie, diventando un best seller) entra senza reticenze nella mente del carnefice, il serial killer Alfred, e delle sue tante vittime, i bambini.
“La carezza dell’uomo nero” non è un thriller e nemmeno un romanzo poliziesco, in quanto l’autrice svela subito tutto. È invece la dimensione psicologica e intima di chi fa il male e di chi lo subisce a lasciare una traccia profonda nel lettore.
Il libro, attraverso i pensieri delle vittime, genera un sentimento di angoscia, anche quando la costruzione della trama è discutibile. In una storia ambientata tra l’Italia e la Germania in un arco di quasi vent’anni, il lettore sa che alcune coincidenze sono quasi impossibili. Ad esempio, la madre di una delle giovani vittime compra casa, in un paese straniero, dal killer di suo figlio. E ancora, una delle vittime è il figlio adottivo di un’investigatrice tedesca, da sempre sulle tracce del seviziatore, che viene rapito e ucciso durante le vacanze italiane della sua famiglia. Un incontro totalmente fortuito e accidentale. Ci sono, insomma, delle ingenuità che vengono ampiamente ripagate da una scrittura che porta il lettore direttamente al cuore del male.
“La carezza dell’uomo nero” non è un thriller e nemmeno un romanzo poliziesco, in quanto l’autrice svela subito tutto. È invece la dimensione psicologica e intima di chi fa il male e di chi lo subisce a lasciare una traccia profonda nel lettore.
Il libro, attraverso i pensieri delle vittime, genera un sentimento di angoscia, anche quando la costruzione della trama è discutibile. In una storia ambientata tra l’Italia e la Germania in un arco di quasi vent’anni, il lettore sa che alcune coincidenze sono quasi impossibili. Ad esempio, la madre di una delle giovani vittime compra casa, in un paese straniero, dal killer di suo figlio. E ancora, una delle vittime è il figlio adottivo di un’investigatrice tedesca, da sempre sulle tracce del seviziatore, che viene rapito e ucciso durante le vacanze italiane della sua famiglia. Un incontro totalmente fortuito e accidentale. Ci sono, insomma, delle ingenuità che vengono ampiamente ripagate da una scrittura che porta il lettore direttamente al cuore del male.
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