“Una società più giusta passa dal rispetto della donna”

La presidente della neonata consulta per le pari opportunità Elena Martire parla delle attività del gruppo. Si parte da una collaborazione con i docenti per parlare di attenzione al femminile

elena martireInsieme con i documenti che cercava dalla borsa, tira fuori una manciata di riso. «Mi scusi, ma mi si è aperta una bomboniera che avevo confezionato per una ragazza». Da quattro mesi Elena Martire è la presidente della neonata consulta per le pari opportunità di Gallarate. Il riso è una parte della sua attività, visto che fa la direttrice di un atelier per il mondo degli sposi e gestisce poi un’agenzia che organizza tutto per i matrimoni 

Tra una versione di greco con la figlia maggiore e una serie di impegni di lavoro tra Milano e Gallarate, si riesce a parlare anche delle attività della consulta.
«Per una donna l’impegno sociale diventa qualcosa di molto concreto. Si deve coniugare con i figli, il lavoro, la famiglia e con tutti gli aspetti della vita quotidiana. Quando ho deciso di candidarmi per far parte della consulta pensavo a le tante cose semplici che si possono fare per far vivere meglio le persone in una città». 
Le parole di Elena sono scandite da una frase di Gandhi che lei sente sue e che ha messo anche sul proprio profilo di Facebook. “Non è la letteratura né il vasto sapere che fa l’uomo, ma la sua educazione alla vita reale. Che importanza avrebbe che noi fossimo arche di scienza, se poi non sapessimo vivere in fraternità con il nostro prossimo?”
«In realtà, – prosegue Elena – la mia passione maggiore è proprio la cultura, l’arte, il teatro, la musica e la natura. Resto estasiata di fronte alla creatività di un artista».
 
Ma cosa l’ha spinta all’impegno sociale e politico?
«L’idea di poter fare qualcosa di buono per la mia comunità. Della consulta non sapevo nulla. Ho letto sui giornali di un bando per partecipare alla sua costituzione. Si doveva mandare un curriculum per diventare consigliera. Ci ho pensato su un po’ e poi ho deciso. Avendo due figlie e gestendo attività legate al mondo femminile mi interessava molto il fatto che si parlasse dei problemi delle donne. Fino ad allora, malgrado la mia attenzione verso l’attività pubblica, non ne avevo mai preso parte attivamente. A settembre poi mi hanno convocata e mi sono trovata insieme con dodici signore a far parte della consulta. A parte Cinzia Colombo, non conoscevo nessuno».
 
elena martireE si è ritrovata subito a fare la presidente…
«Sì, senza averne davvero esperienza. Per fortuna ho due vice bravissime con cui ho un bel rapporto. Tamara Consonni e Adriana Scanferla sono fondamentali per il lavoro che dobbiamo svolgere. Loro, a differenza mia, hanno esperienza».
 
A cosa serve la consulta delle pari opportunità?
«La risposta l’ha data bene il presidente del consiglio comunale Donato Lozito affermando che si tratta di un’attività “non solo per la componente femminile della comunità gallaratese ma per l’intera cittadinanza. Sarà, infatti, possibile promuovere nuove iniziative a favore della parità e delle pari opportunità. In altre parole, potremo dare ulteriore impulso alla costruzione di una società più giusta, rispettosa, coesa e forte”».
 
Quali sono le attività che svolgerete?
«Pensiamo di realizzare diverse azioni con le scuole, soprattutto per la formazione dei docenti. In questo modo si potrà dar continuità al lavoro. Questo è un progetto già attivo a livello provinciale e noi ne faremo parte. Poi stiamo pesando di promuovere la conoscenza storica del nostro territorio anche attraverso alcune figure femminili di grande spessore. Da ultimo vorremmo cercare di arrivare a un vero coordinamento con tutte le associazioni presenti nel comune».
 
Quali sono secondo lei le priorità in materia di pari opportunità?
«Senza perdere di vista la quotidianità di tutti, abbiamo bisogno di lavorare tanto sull’integrazione delle donne straniere. L’altro aspetto importante è quello dei tempi della città rispetto alle esigenze delle donne nelle loro diverse situazioni. Dobbiamo conoscere qual è l’indice di gradimento dei servizi e la loro fruibilità».
 
Cosa pensa delle tante pubblicità che sfruttano il corpo della donna per i loro messaggi?
«È una situazione pesante. Il primo canale di deviazione sull’immagine della donna è proprio la pubblicità».
 
“Se non ora quando”, cosa le dice?
«Dico che è una manifestazione legittima perché l’immagine della donna oggi è minata da tanti episodi indescrivibili e non condivisibili. Sta a noi dimostrare che siamo persone e che dobbiamo essere rispettate. Condivido il principio delle manifestazioni, trovo discutibili alcuni modi, ma penso che questo è il momento per far sentire la propria voce e dimostrare il nostro valore».
 
In questo periodo ci sono una serie di iniziative dal titolo “quello che le donne non dicono”…
«Le donne non dicono di soffrire. La sofferenza più grande è che nessuno si preoccupa di loro. Le donne soffrono degli abusi, delle prevaricazioni, di tanta fatica famigliare, di lavorare tanto e non avere i riscontri dovuti, ma soprattutto di non esser ascoltate. Soffrono di non poter parlare della loro condizione. Per non parlare poi di quando siamo in presenza di vera e propria violenza. Dobbiamo dire basta e non essere terrorizzate da queste situazioni».
 
Chi le ha insegnato di più nella vita ad essere donna?
«Mia mamma, perché mi ha dato la possibilità di studiare e quindi di conoscere, sapere e ragionare con la mia testa. Un grande salto di qualità rispetto a quello che aveva avuto dalla sua di mamma, che invece viveva ancora con alcuni stereotipi su come dovesse vivere una donna. E con quelli di libertà proprio non se ne parlava».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Marzo 2011
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