“Non chiudete le porte alle imprese svizzere”
Nella Sala di Piazzale Luraschi si sono incontrati i candidati della lista civica "Giovani per ripartire" con i rappresentanti del Canton Ticino sul tema lavoratori frontalieri
Primo appuntamento con la lista civica “Giovani per ripartire” in corsa per le elezioni amministrative di Porto Ceresio. La serata che si è svolta mercoledì 27 aprile nella sala di Piazzale Luraschi aveva come tema principlae i frontalieri. L’incontro è iniziato con una breve introduzione del candidato sindaco della lista Alessandro De Bortoli che ha presentato gli ospiti della serata: Giovanni Bernasconi, vicesindaco di Brusino Arsizio (CH), Edo Bobbià, direttore della Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino, Moreno Baruffini, ricercatore dell’Istituto per le ricerche economiche sul mercato del lavoro in Ticino, e il sindacalista ticinese Mario Milani.
Emanuele Ferri, giovane candidato ceresino della lista nonché mediatore della serata, ha spiegato che l’argomento frontalieri, essendo un tema che tocca molti italiani, deve essere discusso con la presenza di rappresentati elvetici, in questo caso ticinesi. Giovanni Bernasconi, vicesindaco di Brusino Arsizio, meglio conosciuto come “Tita”, ha raccontato la storia dell’emigrazione della Svizzera, in particolare del Canton Ticino, fenomeno presente fin dagli anni ’60. Grazie alla sua lunga esperienza di giornalista e di responsabile di un programma radiofonico intitolato “Trenta minuti per i lavoratori italiani in Svizzera”, Tita ha individuato i pochi punti di contatto reciproci tra le due nazioni, tra cui spicca la tanto invidiata arte culinaria italiana che negli anni ’60 e ’70 fu considerata un forte trait-d’union tra Italia e Svizzera.
Bobbià ha ricordato a tutti l’attuale stato del Cantone, poichè l’11 aprile 2011 in Ticino, la Lega ticinese ha avuto la meglio sul Partito Liberale Radicale a cui faceva parte lo stesso Bobbià. «Questa sconfitta – ha detto Bobbià -è figlia dello scarso impegno dimostrato dal Partito Liberale Radicale che assomiglia a un “atleta col pancione”, incapace quindi di tener testa all’attiva campagna della Lega ticinese».
Chiudendo il discorso, Bobbià ha evidenziato che al giorno d’oggi in Svizzera sono presenti 45 mila frontalieri italiani, di cui 600 sono portoceresini, ovvero un quinto degli abitanti del paese..
Baruffini ha invece spiegato gli accordi bilaterali tra Unione Europea e Svizzera, sottolineando tre punti che riguardano il frontaliere: la libera circolazione delle persone, (quindi meno code chilometriche in dogana per i lavoratori italiani), restrizioni meno opprimenti per gli orari di entrata ed uscita dal confine svizzero e l’abolizione del contratto stagionale, perché recentemente è stato definito un anno come durata minima del contratto di lavoro.
In chiusura, è intervenuto il sindacalista ticinese Milani che, pur ammettendo l’incremento dei permessi di lavoro per i frontalieri, ha denunciato il fatto che questo continuo aumento riguarda prevalentemente permessi di breve durata, un campanello d’allarme per le imprese svizzere.
Alla fine dell’incontro, Bobbià ha lanciato un invito a tutti gli italiani, chiedendo, visto che si parla di accordi bilaterali, di non «erigere un muro» con le imprese svizzere che tentano di insediarsi nel territorio italiano.
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