L’Fbi chiude Megavideo, arrestato il fondatore
Bloccato anche Megaupload, i due siti per immagazzinare e scambiare dati sono accusati di aver provocato 500 milioni di dollari di danni ai detentori di copyright
Megaupload.com e Megavideo.com chiudono i battenti. L’Fbi è riuscita a ottenere il blocco e ad arrestare il fondatore insieme ad altre tre persone.
I due siti sono considerati uno dei più grandi archivi di musica e film pirata e, secondo le accuse mosse dall’Fbi, avrebbero causato danni per 500 milioni di euro ai proprietari di copyright.
Megavideo è una sorta di magazzino dove si condividono file di grosse dimensioni, difficilmente trasferibili attraverso i servizi di mail, per poterli scambiare da un utente all’altro.
In teoria lo scambio dovrebbe avvenire tra un mittente e un destinatario del file ma nei fatti, attraverso l’archivio di questi dati, si è creato un grosso archivio di film e musica alla quale chiunque poteva accedere attraverso una semplice URL.
Molti internauti caricavano file protetti da copyright per poi diffondere il link per scaricarli su forum e blog, mettendo di fatto in piedi un giro di contenuti pirata.
Il fondatore del sito, Kim Schmitz, e altri tre sono stati arrestati in Nuova Zelanda su richiesta delle autorità statunitensi. Altre due persone sono ricercate e numerose altre due risultano incriminate. Respingono tutte le accuse ma la loro posizione è molto complicata.
La denuncia contro gli accusati era stata presentata il 5 gennaio scorso negli Stati Uniti; Schmitz, cittadino tedesco residente a Hong Kong e in Nuova Zelanda, è stato identificato come proprietario e unico azionista.
Le risposte della rete non si sono fatte attendere. La notizia ha inondato immediatamente le bacheche dei social network e i forum di discussione.
Le agenzie trasmettono la notizia che Anonymous avrebbe attaccato il sito web del dipartimento della giustizia degli Stati Uniti, in segno di rappresaglia per la chiusura disposta dall’Fbi di uno dei più popolari siti web di file-sharing, megaupload.com. Sotto attacco anche i siti del ‘Recording Industry of America’, della ‘Motion Picture Association of America’ e della ‘Universal Music’.
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