L’ospedale non faceva dormire, le ditte risarciranno i vicini
La causa civile per il rumore notturno prodotto dalla vecchia centrale refrigerante si conclude con una transazione da 46mila euro a carico delle imprese che hanno costruito l'impianto
L’ospedale di Varese non pagherà una lira di risarcimento ai vicini di casa di via Guicciardini che, per due anni, hanno dormito male a causa del rumore prodotto dalla centrale refrigerante. Davanti al tribunale civile di Varese, le 6 persone che hanno fatto causa al nosocomio hanno deciso di accettare una transazione con l’ospedale stesso, ma pagheranno le ditte che a suo tempo fornirono l’impianto fracassone, ovvero Varese Risorse, società del comune di Varese che si occupa di centrali termiche, e la Cmb, la ditta edile che ha costruito il nuovo ospedale di Varese.
(nella foto, un lenzuolo di protesta comparso nella zona per protestare contro il rumore)
La parti hanno firmato, il 16 marzo, una scrittura privata per il valore di 46mila euro a titolo di risarcimento e conciliazione, che sarò corrisposta per due terzi dalla società comunale e per un terzo dalla ditta costruttrice. I vicini con il sonno disturbato erano difesi dall’avvocato Fabio Matera e avevano chiesto un risarcimento ben più alto ma la causa era difficile da dirimere, poiché bisognava dimostrare il danno biologico subito. Naturalmente, si erano dotati di una perizia di parte, ma il tribunale si apprestava comunque a nominare dei consulenti per valutare se effettivamente quella centrale refrigerante poteva aver impedito il sonno, per due anni, ai convenuti, ingenerando gravi patologie e disturbi tali da garantire risarcimenti milionari. Ci si stava per avventurare, insomma, in un terreno molto complicato, tanto che il tribunale ha chiesto prima alle parti in causa se volessero transare. L’ospedale, difeso dall’avvocato Giuseppe Gibilisco, ha risparmiato una bella cifra, mentre le aziende che hanno deciso di sborsare la somma hanno fatto, chiaramente, una valutazione di costi e benefici della causa. L’azienda ospedaliera ha anche deciso di accordare ai vicini di casa, che ne avevano fatto espressamente richiesta, una lettera di scuse. La gentilezza non costa nulla.
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